LA VUELTA A ESPAÑA: GUIDA COMPLETA AL TERZO GRANDE GIRO DEL CICLISMO

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Madrid - Calle Gran Vìa
Madrid – Calle Gran Vìa

LA VUELTA A ESPAÑA: GUIDA COMPLETA AL TERZO GRANDE GIRO DEL CICLISMO

La Vuelta a España è l’ultima tappa di un percorso lungo un anno. È il capitolo conclusivo di un trittico che comprende anche il Giro d’Italia e il Tour de France. Nata nel 1935, la corsa spagnola è oggi organizzata da Unipublic, gruppo che fa capo ad ASO. Negli anni ha costruito un’identità precisa: percorsi durissimi, arrivi in salita spesso brutali. E un caldo di fine estate che logora i corridori più della quota.

Meno “istituzionale” del Tour. Meno “romantica”, nell’immaginario collettivo, rispetto al Giro. La Vuelta si è ritagliata un posto tutto suo: è la corsa dei ribaltoni, delle salite create apposta per far saltare il banco. Degli arrivi in cima a colossi come l’Angliru o la Bola del Mundo. Chi la segue sa una cosa: qui il copione non è mai scritto fino all’ultima tappa.

LE ORIGINI: NASCE LA VUELTA A ESPAÑA

ciclismo su strada

La Vuelta a España nacque nel 1935 per iniziativa del quotidiano madrileno Informaciones. L’obiettivo era chiaro: replicare il successo commerciale e popolare che Giro d’Italia e Tour de France stavano già riscuotendo nei rispettivi paesi. La prima edizione fu vinta dal belga Gustaaf Deloor. Fin da subito la corsa mostrò un carattere instabile che l’avrebbe accompagnata per decenni: sospesa durante la Guerra Civile spagnola e per gran parte della Seconda guerra mondiale, riprese solo a partire dal 1941. Diverse edizioni saltarono fino agli anni ’50.

Un capitolo importante nella storia della corsa riguarda la sua collocazione nel calendario. Nata in primavera, La Vuelta si è spostata più volte lungo l’anno. Solo dal 1995 ha trovato la sua posizione attuale, a fine agosto-metà settembre, subito dopo il Tour de France. Questo spostamento ha cambiato profondamente la natura della corsa. Da rincorsa di primavera per specialisti locali, è diventata l’appuntamento di chiusura della stagione dei Grandi Giri. Oggi attira sia chi cerca il proprio primo grande successo stagionale, sia chi, dopo Giro o Tour, vuole completare l’annata con un’ulteriore affermazione.

Negli anni ’80 e ’90 la corsa ha costruito la propria identità attorno a percorsi durissimi e arrivi in salita spettacolari. Questa impronta si è consolidata definitivamente con il passaggio di proprietà a Unipublic, poi confluita nel gruppo ASO, lo stesso organizzatore del Tour de France. Il risultato: risorse e visibilità internazionale crescenti per la corsa spagnola.

STRUTTURA DE LA VUELTA: COME FUNZIONA IL PERCORSO

gara di ciclismo su strada di montagna

Come gli altri due Grandi Giri, anche La Vuelta si sviluppa su 21 tappe in tre settimane. Con due giorni di riposo, collocati secondo il regolamento UCI. Il chilometraggio complessivo oscilla generalmente tra i 3.100 e i 3.300 km. Il dislivello totale, invece, negli ultimi anni ha spesso superato i 50.000 metri. Una delle cifre più alte tra i tre Grandi Giri, in rapporto ai chilometri percorsi.

Le tappe si dividono nelle categorie classiche:

  • Tappe pianeggianti (llano): riservate ai velocisti, sono generalmente le più rare de La Vuelta rispetto a Giro e Tour. Negli ultimi anni gli organizzatori hanno ridotto lo spazio per le volate pure. Preferiscono percorsi mossi anche nelle giornate apparentemente semplici.
  • Tappe di media montagna: il terreno prediletto de La Vuelta. Salite continue, mai una vera pianura. Percorsi fatti apposta per favorire fughe da lontano e attacchi a sorpresa.
  • Tappe di alta montagna con arrivo in salita: il cuore pulsante della corsa. È qui che nascono i distacchi più pesanti, spesso su pendenze che toccano o superano il 20%.
  • Cronometro: individuali o a squadre, quasi sempre in numero ridotto rispetto al Tour de France. In alcune edizioni recenti se n’è disputata anche una sola. Una scelta che riflette la filosofia della corsa: meno spazio ai passisti puri, più spazio agli scalatori.

Ciò che distingue La Vuelta dalle altre due corse è la pendenza. Gli organizzatori spagnoli non hanno paura di inserire rampe brevi ma durissime, spesso oltre il 20%. Sono costruite apposta per spaccare il gruppo in pochi centinaia di metri. È una filosofia di percorso che privilegia lo spettacolo e la selezione netta, rispetto alla progressione “regolare” più tipica del Tour de France.

La classificazione dei GPM. Come negli altri Grandi Giri, le salite vengono classificate per difficoltà crescente: 3ª categoria, 2ª categoria, 1ª categoria. Per le ascese più severe c’è la categoria Especial, l’equivalente spagnolo dell’“hors catégorie” francese. Non è raro che in una singola tappa de La Vuelta compaiano cinque o sei GPM. Sono distribuiti lungo l’intero arco della frazione, anziché concentrati solo nel finale. Una scelta di percorso che rende quasi impossibile per le squadre controllare la corsa dall’inizio alla fine.

Le maglie di classifica. Il leader della generale veste la celebre maglia roja (rossa). È stata introdotta nella sua forma attuale nel 2010, in sostituzione della storica maglia dorada oro/gialla. Accanto ad essa convivono altre tre maglie: quella a pois bianca e verde per il miglior scalatore, quella verde per la classifica a punti, quella bianca per il miglior giovane.

STRATEGIA NE LA VUELTA: COME SI VINCE LA MAGLIA ROJA

Corridori della Vuelta a España affrontano una salita di montagna circondati dal pubblico lungo la strada.

Vincere La Vuelta richiede doti diverse rispetto agli altri due Grandi Giri. Ecco i fattori decisivi:

Resistenza al caldo. Disputata tra fine agosto e metà settembre, La Vuelta si corre spesso sotto un sole spagnolo implacabile, specialmente nelle tappe andaluse. La gestione del caldo e dell’idratazione diventa un fattore tecnico tanto quanto la gamba.

Esplosività più che progressione. Le rampe brevissime e durissime premiano i corridori capaci di un cambio di ritmo secco. Più che i passisti-scalatori, abituati alla progressione lunga e regolare.

Gestione della fatica accumulata. Molti dei protagonisti arrivano a La Vuelta dopo aver già corso Giro o Tour. Altri la scelgono come obiettivo esclusivo della stagione. La condizione di fine stagione, la freschezza mentale e la capacità di recupero tra una tappa esplosiva e l’altra pesano enormemente sull’esito finale.

Squadra e gregari. Come negli altri Grandi Giri, il supporto della squadra nei momenti chiave resta decisivo: controllo delle fughe, protezione dal vento, rifornimenti nei tratti caldi. Ma la natura imprevedibile del percorso lascia più margine ai colpi individuali rispetto al Tour.

I CORRIDORI: STORIA, LEGGENDE ED EVOLUZIONE

Il gruppo della Vuelta a España impegnato in una tappa di alta montagna tra le vette della Spagna settentrionale.

La storia de La Vuelta è popolata da nomi che hanno segnato in modo diverso il ciclismo spagnolo ed europeo. Alcuni riferimenti imprescindibili:

Le leggende storiche

Nei primi decenni la corsa fu dominio quasi esclusivo di corridori spagnoli e belgi. I grandi campioni internazionali riservavano scarsa attenzione a un evento ancora periferico rispetto a Giro e Tour. Negli anni ’80 e ’90, con la crescita di prestigio della corsa, arrivarono affermazioni di rilievo. Tony Rominger vinse tre edizioni consecutive tra il 1992 e il 1994, grazie a un mix di potenza a cronometro e solidità in salita. Altro protagonista di quella stagione fu Alex Zülle.

Roberto Heras resta il corridore con più vittorie nella storia della corsa: 4 affermazioni tra il 2000 e il 2005. Una delle quali gli venne poi revocata per doping. È il simbolo di un’epoca in cui gli scalatori puri iberici dominavano le classifiche generali spagnole.

I protagonisti dell’era moderna

Alberto Contador ha legato il proprio nome a due successi de La Vuelta. Un palmarès che lo colloca tra i pochissimi corridori ad aver vinto tutti e tre i Grandi Giri. Primož Roglič ha riportato la Slovenia al vertice assoluto della corsa con quattro affermazioni. Le costruisce su un mix di potenza a cronometro, resistenza in salita e capacità di gestire con lucidità le tappe più esplosive.

Jonas Vingegaard, vincitore dell’edizione più recente, ha dimostrato qualcosa di importante. Lo stile di corsa costruito al Tour de France — controllo, progressione, gestione del rischio — si adatta bene anche al terreno più tagliente e imprevedibile de La Vuelta. Un terreno spesso più simile a una sequenza di battaglie quotidiane, che a una progressione lineare verso un traguardo fisso.

Tra gli italiani, nomi come Giulio Ciccone (miglior scalatore sia al Giro che al Tour) e Vincenzo Nibali testimoniano un interesse crescente del movimento azzurro. Entrambi hanno conquistato podi e vittorie di tappa prestigiose anche in Spagna. La Vuelta resta tradizionalmente meno frequentata dai big italiani rispetto a Giro e Tour. Ma è sempre più centrale nei programmi delle squadre World Tour.

LA VUELTA E IL TERRITORIO: UN VIAGGIO ATTRAVERSO LA SPAGNA

Spain, veduta panoramica lungo la vuelta, Catalonia, Montserrat

Seguire La Vuelta significa attraversare un paese straordinariamente vario. Dalle coste mediterranee della Catalogna e della Comunità Valenciana, passando per i Pirenei. Fino ai paesaggi aspri delle Asturie e ai colori dell’Andalusia, spesso protagonista dell’ultima settimana di corsa.

I Pirenei e il confine con la Francia. Molte edizioni recenti hanno scelto di aprire la corsa proprio a ridosso dei Pirenei, spesso con incursioni nel Principato di Andorra. Il piccolo stato ha ospitato tappe de La Vuelta a più riprese. Grazie alla sua altitudine media elevata, offre sempre arrivi in quota di alto livello selettivo.

Le Asturie, nel nord della Spagna, restano probabilmente il cuore simbolico della corsa. È qui che si trovano l’Angliru e i Lagos de Covadonga. Salite che hanno scritto pagine leggendarie e che, ogni anno, quando compaiono nel percorso, vengono presentate come i momenti-chiave dell’intera edizione. Il paesaggio verde e piovoso di questa regione, agli antipodi rispetto all’immaginario mediterraneo della Spagna, contribuisce non poco alla drammaticità delle immagini che La Vuelta regala ogni anno.

L’Andalusia, nel sud, è diventata negli ultimi anni protagonista sempre più frequente della fase conclusiva della corsa. Città come Siviglia, Córdoba, Granada e Jerez de la Frontera offrono un patrimonio storico e architettonico che gli organizzatori valorizzano sistematicamente. Lo sforzo agonistico dei corridori si intreccia con paesaggi che raccontano l’eredità andalusa, moresca e cristiana della regione.

Le grandi partenze internazionali. Negli anni La Vuelta ha più volte scelto di partire dall’estero. Dal Portogallo ai Paesi Bassi, dalla Francia al Piemonte, fino al Principato di Monaco. Una strategia di internazionalizzazione che negli ultimi anni ha coinvolto tutti e tre i Grandi Giri. Sempre più attenti a costruire “grandi partenze” capaci di generare visibilità turistica ed economica nei territori coinvolti. Una logica di promozione del territorio che va ben oltre lo sport, e tocca da vicino anche il racconto turistico dei luoghi attraversati.

ANALISI TECNICA: LE SALITE CHE HANNO SCRITTO LA STORIA

Leader della classifica della Vuelta a España durante una tappa di montagna tra paesaggi spettacolari.

Alcune ascese sono entrate nella leggenda del ciclismo per la loro durezza:

L’Angliru (Asturie): probabilmente la salita più temuta di tutto il ciclismo mondiale. Pendenze che in alcuni tratti superano il 23%, come nella famigerata rampa Cueña les Cabres. Introdotta nel 1999, ha già selezionato più volte i vincitori finali della corsa.

Bola del Mundo (Sierra de Guadarrama): oltre 2.200 metri di altitudine, l’arrivo più alto mai raggiunto da La Vuelta. Un tratto finale su strada militare, stretta e durissima.

Lagos de Covadonga: introdotta nel 1983, è considerata la salita “storica” per eccellenza de La Vuelta. Quella che più di ogni altra ha contribuito a costruire l’identità della corsa negli anni ’80 e ’90.

Sierra Nevada: la salita più alta mai affrontata da un Grande Giro in territorio spagnolo. Teatro, negli ultimi anni, di alcuni dei momenti più decisivi della classifica generale. Merito della combinazione di altitudine estrema e lunghezza dell’ascesa.

Alto de Aitana: nella provincia di Alicante, è tra le salite più dure della Comunità Valenciana. Spesso inserita nella prima settimana di corsa, per anticipare i primi veri distacchi in classifica generale.

Peñas Blancas (Estepona): nella Costa del Sol andalusa, unisce un contesto paesaggistico spettacolare a pendenze irregolari. Nella parte centrale toccano punte severe, rendendola una delle ascese più temute della fase conclusiva della corsa.

Questa costante ricerca di nuove asperità — sterrati, salite inedite, arrivi mai visti prima — è parte integrante della strategia editoriale degli organizzatori. Ogni edizione porta con sé almeno una novità capace di generare curiosità mediatica e incertezza sportiva. In linea con l’identità imprevedibile che La Vuelta ha costruito nel tempo.

LA VUELTA: IL PERCORSO DELL’EDIZIONE IN CORSO

L’81ª edizione de La Vuelta si disputerà dal 22 agosto al 13 settembre 2026. Un totale di circa 3.275 km e oltre 58.000 metri di dislivello: una delle edizioni più dure di sempre, secondo le parole dello stesso direttore tecnico della corsa, Fernando Escartín.

Una partenza storica. Per la prima volta nella storia del ciclismo, il Principato di Monaco ospiterà la Grande Partenza di tutti e tre i Grandi Giri. Dopo Giro e Tour, anche La Vuelta 2026 prenderà il via da Montecarlo. Con una cronometro individuale di 9 km attorno al circuito di Formula 1.

Un finale inedito a Granada. Per la prima volta dal 1986 la corsa non si concluderà a Madrid né a Santiago de Compostela. La scelta è caduta su Granada, con arrivo nella suggestiva cornice dell’Alhambra. Il cambio è legato alla concomitanza con il Gran Premio di Formula 1 di Madrid, in programma proprio nel weekend conclusivo della corsa.

Le due cronometro totalizzano circa 41,5 km. Quella di apertura a Monaco, e una seconda, di 32 km, tra El Puerto de Santa María e Jerez de la Frontera, durante la 18ª tappa.

Il disegno del percorso. Dopo la cronometro monegasca, il gruppo attraversa la Francia meridionale con arrivo a Manosque (tappa più lunga dell’edizione, 215 km). Poi a Font-Romeu, primo vero arrivo in quota dopo dieci anni di assenza dal percorso. Segue una frazione esplosiva ad Andorra la Vella, prima che la corsa rientri in Spagna.

Da segnalare, tra le novità più discusse, il debutto di un tratto sterrato lungo la salita del Puerto El Bartolo, nella sesta tappa. È la prima volta nella storia de La Vuelta che lo sterrato compare in un’ascesa. Seguono gli arrivi in quota di Aramón Valdelinares (tappa 7) e Alto de Aitana (tappa 9): quest’ultimo tra le salite più dure dell’intera edizione.

La seconda parte di corsa si sposta quasi interamente in Andalusia, dove si disputeranno le ultime dieci tappe. Tra i momenti chiave: l’arrivo a Calar Alto, presso l’osservatorio astronomico della Sierra de los Filabres (tappa 12). Il ritorno dell’arrivo sulla Sierra de la Pandera a Jaén (tappa 14), una delle salite più temute della regione. E la lunga cronometro di Jerez de la Frontera (tappa 18), ultimo vero trampolino verso il finale di montagna.

Le ultime due tappe di montagna sono quelle che, con ogni probabilità, decideranno la classifica generale. La 19ª, con arrivo a Peñas Blancas (Estepona) dopo 205 km. E soprattutto la 20ª, la vera tappa regina dell’edizione: da La Calahorra, con arrivo sull’inedito Collado del Alguacil, unica salita di categoria Especial del percorso. Sono 8,3 km con pendenza media del 9,8% e tratti quasi sempre in doppia cifra. Preceduti da oltre 5.000 metri di dislivello complessivo in giornata.

Il gran finale del 13 settembre si disputerà a Granada, con un circuito cittadino che culminerà nella salita verso l’Alhambra. Il percorso completo, con altimetrie e dettagli tappa per tappa, è consultabile sul sito ufficiale de La Vuelta.

Le 21 tappe de La Vuelta 2026

TAPPADATAPERCORSOKM
122 agostoMonaco – Monaco (cronometro individuale)9
223 agostoMonaco – Manosque215
324 agostoGruissan – Font-Romeu166
425 agostoAndorra la Vella – Andorra la Vella104
526 agostoFalset–Roquetes171
627 agostoAlcossebre – Castellón176
728 agostoVall d’Alba – Aramón Valdelinares149
829 agostoPuçol – Xeraco168
930 agostoLa Vila Joiosa – Alto de Aitana187
31 agostoRiposo
101 settembreAlcaraz – Elche de la Sierra184
112 settembreCartagena – Lorca156
123 settembreVera – Calar Alto166
134 settembreAlmuñécar – Loja193
145 settembreJaén – Sierra de la Pandera152
156 settembrePalma del Río – Córdoba181
7 settembreRiposo
168 settembreCortegana – La Rábida / Palos de la Frontera186
179 settembreDos Hermanas – Siviglia189
1810 settembreEl Puerto de Santa María – Jerez de la Frontera (cronometro)32
1911 settembreVélez-Málaga – Peñas Blancas (Estepona)205
2012 settembreLa Calahorra – Collado del Alguacil187
2113 settembreGranada – Granada99

⇒Il campione uscente è il danese Jonas Vingegaard (Team Visma | Lease a Bike), vincitore dell’edizione 2025.

Domande frequenti sull’edizione in corso

Quando si corre La Vuelta 2026? Dal 22 agosto al 13 settembre 2026.

Da dove parte e dove arriva La Vuelta 2026? Parte dal Principato di Monaco e si conclude a Granada, presso l’Alhambra.

Quanti chilometri si percorrono in questa edizione? Circa 3.275 km complessivi, con oltre 58.000 metri di dislivello.

Quante cronometro sono previste in questa edizione? Due individuali, per un totale di circa 41,5 km.

Qual è la salita più dura de La Vuelta 2026? Il Collado del Alguacil, unica ascesa di categoria Especial del percorso, arrivo della tappa 20.

Chi è il campione uscente? Il danese Jonas Vingegaard, vincitore dell’edizione 2025.

CURIOSITÀ E IMPRESE LEGGENDARIE

  • Con la Grande Partenza da Monaco del 2026, il Principato è diventato la prima città nella storia del ciclismo ad aver ospitato l’avvio di tutti e tre i Grandi Giri.
  • Granada è stata l’ottava città diversa a ospitare il traguardo finale de La Vuelta, dopo Madrid, Bilbao, San Sebastián, Miranda de Ebro, Salamanca, Jerez de la Frontera e Santiago de Compostela.
  • L’Italia è la terza nazione per numero di vittorie di tappa ne La Vuelta, dopo Spagna e Belgio, con oltre 180 successi complessivi.
  • La corsa ha cambiato nome più volte nel corso della sua storia e, a differenza di Giro e Tour, non si è sempre disputata con cadenza regolare: sospesa durante la guerra civile spagnola e la Seconda guerra mondiale, ha anche cambiato collocazione nel calendario, passando dalla primavera alla fine dell’estate a partire dal 1995.
  • La maglia roja attuale, nella sua forma cromatica moderna, è stata introdotta solo nel 2010: prima di allora il simbolo del primato era una maglia dorada, dal colore oro/giallo.
  • L’Angliru venne inserito per la prima volta nel percorso nel 1999 e da subito si guadagnò la fama di salita “impossibile”, con tratti in cui alcuni corridori furono costretti a scendere di sella e spingere la bici a mano.
  • Il Principato di Andorra, con la sua superficie di appena 468 km², è uno dei territori più ricorrenti nella storia recente de La Vuelta, grazie all’altitudine media elevata che consente di costruire arrivi in quota impegnativi con distanze relativamente contenute.

DOMANDE FREQUENTI SULLA VUELTA

Perché si chiama “maglia roja”?

È la maglia che indossa il leader della classifica generale. Il colore rosso è stato adottato nella forma attuale a partire dal 2010, in sostituzione della precedente maglia dorada oro/gialla.

Che cos’è la Vuelta?

La Vuelta a España è una delle tre grandi corse a tappe del ciclismo su strada, insieme al Giro d’Italia e al Tour de France. Si disputa ogni anno, generalmente tra agosto e settembre.

Quante tappe ci sono alla Vuelta?

La Vuelta è composta da 21 tappe, distribuite su tre settimane di gara.

Perché la maglia della Vuelta è rossa?

La maglia rossa identifica il leader della classifica generale. È stata introdotta nel 2010 per dare un’identità distintiva alla corsa; in passato la maglia del leader era stata anche gialla, arancione e dorata.

Quanti giorni dura la Vuelta?

La corsa dura 23 giorni: 21 giorni di gara e 2 giorni di riposo.

Quanto guadagna il vincitore della Vuelta?

Il vincitore della classifica generale riceve un premio di circa 150.000 euro, oltre ai premi ottenuti nelle singole tappe e nelle varie classifiche. L’ammontare complessivo del montepremi può variare leggermente di anno in anno.

Perché la Vuelta passa in Italia?

La Vuelta talvolta parte o attraversa altri Paesi per promuovere la corsa a livello internazionale. L’Italia è stata coinvolta in alcune edizioni grazie ad accordi con gli enti organizzatori e alla vicinanza geografica. Nel 2026, invece, la corsa parte da Monaco e attraversa Francia, Andorra e Spagna, senza entrare in Italia.

Quando si terrà la Vuelta a España 2026?

L’edizione 2026 si svolgerà dal 22 agosto al 13 settembre 2026.

Chi ha vinto più Vuelta di Spagna?

Il record è condiviso da Roberto Heras e Primož Roglič, con 4 vittorie ciascuno.

Cosa significa la maglia verde nella Vuelta a España?

La maglia verde viene assegnata al leader della classifica a punti, che premia soprattutto la regolarità negli arrivi di tappa e negli sprint intermedi.

Dove termina la Vuelta?

Nel 2026 la Vuelta terminerà a Granada, il 13 settembre.

Quanti km fa la Vuelta?

L’edizione 2026 prevede un percorso di 3.275 km suddivisi in 21 tappe.

Quando è nata la Vuelta?

La prima edizione della Vuelta a España si è disputata nel 1935. Da allora è diventata uno degli appuntamenti più prestigiosi del ciclismo mondiale.

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