Ci sono corse che appartengono al calendario e altre che sembrano appartenere a un paesaggio. Il Giro di Lombardia è una di queste. Ogni autunno, quando la stagione delle grandi Classiche sta per finire e sulle strade lombarde cominciano a comparire le prime foglie, il ciclismo torna a misurarsi con montagne, laghi, colline e città che nel corso di più di un secolo sono diventate parte della sua memoria.
La Classica delle Foglie Morte non è soltanto una delle cinque Monumento del ciclismo. È una corsa nella quale il territorio ha sempre avuto un ruolo particolare: le salite non sono semplici ostacoli, il Lago di Como non è soltanto uno sfondo, Bergamo non è soltanto un arrivo e il Ghisallo non è soltanto una salita. Sono luoghi che raccontano il rapporto fra il ciclismo e la Lombardia, fra la fatica degli uomini e una geografia che, edizione dopo edizione, continua a cambiare il volto della gara.
Per questo seguire Il Lombardia significa anche attraversare una parte della Lombardia più legata alla bicicletta. E significa scoprire che dietro una corsa di un giorno esiste un territorio che merita di essere conosciuto con tempi molto più lenti.

IL LOMBARDIA, LA CLASSICA DELLE FOGLIE MORTE
Il Lombardia chiude tradizionalmente la stagione delle grandi Classiche Monumento. È una gara diversa dalle altre perché arriva quando il calendario ciclistico è ormai alla fine e l’autunno ha cominciato a modificare profondamente il paesaggio.
Le foglie che cambiano colore, la luce più bassa, le giornate che si accorciano e le montagne già immerse nella stagione fredda contribuiscono a creare un’atmosfera che è diventata inseparabile dalla corsa. Da qui nasce il soprannome di Classica delle Foglie Morte, espressione che racconta qualcosa di più della semplice collocazione nel calendario.
Il Lombardia è infatti una corsa di trasformazione. Cambia il paesaggio, cambia la luce, cambia il modo in cui vengono affrontate le salite e cambia anche la condizione degli stessi corridori, arrivati al termine di una stagione lunghissima.
È una delle ragioni per cui questa gara ha sviluppato un’identità così forte. Il suo fascino non dipende soltanto dal risultato finale, ma dalla combinazione fra storia, fatica e paesaggio.
UNA CORSA LUNGA PIÙ DI UN SECOLO
Il Lombardia nasce nel 1905 con il nome di Milano-Milano e attraversa, nel corso della sua storia, epoche molto diverse del ciclismo italiano e internazionale. Il percorso, le città di partenza e arrivo e le salite sono cambiati più volte, ma è rimasta una costante: la ricerca di un tracciato capace di mettere alla prova i corridori attraverso la Lombardia prealpina.
La storia della corsa coincide così in parte con la storia del ciclismo italiano. Sulle sue strade hanno corso e vinto alcuni dei più grandi campioni di sempre, da Fausto Coppi a Felice Gimondi, da Eddy Merckx a Vincenzo Nibali, fino alla generazione contemporanea.
Anche le città hanno cambiato ruolo nel corso degli anni. Milano è stata per lungo tempo il riferimento della corsa, mentre Como e Bergamo sono diventate protagoniste soprattutto nella storia più recente, alternandosi come sedi di partenza e arrivo. L’alternanza non è soltanto una scelta organizzativa: modifica ogni volta la prospettiva con cui il territorio viene attraversato.
Ogni nuova edizione rappresenta quindi un nuovo capitolo di una storia iniziata più di un secolo fa.

I GRANDI CAMPIONI DEL LOMBARDIA
La storia del Lombardia si può leggere anche attraverso i corridori che hanno saputo interpretarlo meglio di altri. Alcuni lo hanno trasformato in una pagina della propria leggenda, altri vi hanno trovato una delle vittorie più importanti della carriera, altri ancora sono diventati parte della memoria della corsa proprio attraverso le sue salite.
Il primo nome è quello di Fausto Coppi, che al Lombardia ha costruito una delle pagine più celebri della sua carriera. Le sue vittorie appartengono a un’epoca nella quale il rapporto fra corridore e territorio era ancora fatto di strade difficili, salite affrontate senza le certezze della tecnologia moderna e corse nelle quali la capacità di leggere il paesaggio poteva diventare parte della strategia.
Accanto a Coppi compare un altro grande protagonista della storia del ciclismo italiano, Felice Gimondi, capace di vincere il Lombardia e di lasciare il proprio nome in una delle corse più prestigiose del calendario. La sua presenza ricorda quanto questa gara sia stata a lungo legata ai grandi interpreti del ciclismo italiano, prima di diventare sempre più internazionale.
Poi arrivano i campioni che hanno trasformato il Lombardia in una sfida internazionale. Eddy Merckx, con le sue vittorie, ha portato sulle strade lombarde quella superiorità che gli avrebbe permesso di dominare gran parte del ciclismo degli anni Settanta. Più tardi sarebbero arrivati altri protagonisti, da Sean Kelly a Damiano Cunego, fino a Vincenzo Nibali, uno dei corridori che meglio hanno interpretato il rapporto fra discesa, salita e tecnica che caratterizza questa corsa.
Negli anni più recenti il Lombardia ha trovato un nuovo dominatore in Tadej Pogačar. Le sue cinque vittorie consecutive hanno aperto un capitolo completamente nuovo nella storia della gara, portandolo a un primato che sembrava appartenere a un’epoca lontana: nessuno prima di lui aveva conquistato il Lombardia per cinque volte consecutive.
Ma il valore di questi campioni non sta soltanto nel numero delle vittorie. Ognuno di loro ha lasciato un modo diverso di interpretare la corsa e ha contribuito a trasformare alcune strade in luoghi della memoria ciclistica.
È anche per questo che Il Lombardia continua a essere più di una gara. Quando si percorrono oggi il Ghisallo, Sormano, le salite bergamasche o le strade che scendono verso il Lago di Como, si attraversano anche i luoghi nei quali quelle imprese sono diventate parte della storia del ciclismo.
Le vittorie passano, i corridori cambiano e il percorso viene modificato. Ma alcune immagini rimangono: un campione che sale in solitudine, una strada d’autunno, il gruppo che si spezza sulle pendenze più dure e, davanti a tutto, un territorio che continua a fare da protagonista.
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LE SALITE CHE HANNO COSTRUITO LA LEGGENDA

Non esiste un unico percorso del Lombardia. Nel corso della sua storia la corsa ha cambiato strade, salite e direzione, e proprio questa capacità di trasformarsi è una delle caratteristiche che la rendono ancora attuale.
Alcune ascese, però, sono entrate nell’immaginario collettivo e continuano a essere associate alla Classica delle Foglie Morte.
Il Ghisallo
La Madonna del Ghisallo è probabilmente il luogo più riconoscibile del Lombardia. La salita non è soltanto una difficoltà altimetrica, ma un luogo nel quale ciclismo, devozione e memoria si sovrappongono.
La piccola chiesa dedicata alla Madonna del Ghisallo è legata da decenni alla storia del ciclismo e ospita il Museo del Ciclismo, trasformando la cima in una sorta di archivio della memoria sportiva.
Per chi arriva qui senza il cronometro della corsa, il significato della salita cambia. La strada diventa un modo per entrare nella storia del ciclismo lentamente, osservando ciò che il gruppo attraversa invece di limitarsi a guardarlo passare.
La Colma di Sormano
La salita verso la Colma di Sormano è diventata uno dei simboli della durezza del Lombardia. Il territorio del Triangolo Lariano offre qui un paesaggio nel quale la strada si inoltra progressivamente nella montagna e il rapporto fra pendenza, bosco e altitudine diventa evidente.
È anche uno dei luoghi nei quali il territorio permette di costruire un viaggio più ampio intorno alla corsa. Sormano, il Pian del Tivano, i sentieri del Triangolo Lariano e i piccoli centri della zona raccontano infatti una Lombardia diversa da quella delle città e del lago più conosciuto.
Le salite bergamasche
Il versante bergamasco ha avuto un ruolo fondamentale nella storia recente della corsa. Roncola, Berbenno, Ganda e le altre ascese che sono entrate nei diversi tracciati hanno trasformato la provincia di Bergamo in uno dei grandi territori del Lombardia.
Qui la gara cambia ancora una volta carattere. Le salite sono inserite in una geografia fatta di valli, boschi, paesi e montagne prealpine, e spesso il passaggio della corsa diventa l’occasione per scoprire luoghi che meritano di essere visitati anche quando il gruppo non è in strada.
È proprio da questa parte del percorso che nasce una delle vocazioni più interessanti del Lombardia: quella di utilizzare il ciclismo come punto di partenza per conoscere territori che non si esauriscono nell’evento sportivo.
COMO E BERGAMO, DUE CITTÀ DENTRO LA STORIA DELLA CORSA

Negli ultimi anni Como e Bergamo hanno assunto un ruolo centrale nell’identità contemporanea del Lombardia.
L’alternanza fra partenza e arrivo modifica ogni anno il percorso e il modo in cui la corsa entra nelle due città. Quando il traguardo è a Bergamo, il finale porta il ciclismo verso una città nella quale la salita e il centro storico diventano parte integrante dello spettacolo. Quando invece l’arrivo è a Como, la corsa torna verso il Lago e costruisce un finale nel quale il paesaggio lariano assume un ruolo particolarmente forte.
Questa alternanza permette anche al viaggiatore di scegliere ogni anno una prospettiva diversa. Bergamo e Como possono essere semplicemente il punto di partenza o di arrivo di una giornata di gara, ma possono diventare anche basi per un soggiorno più lungo.
Bergamo permette di entrare nelle valli e nelle Prealpi orobiche. Como apre invece il territorio del Lario e del Triangolo Lariano, con il Ghisallo, Sormano e una rete di strade e sentieri che meritano di essere esplorati anche lontano dalla competizione.
SEGUIRE IL LOMBARDIA E CONOSCERE IL TERRITORIO

Guardare una corsa dal bordo della strada significa scegliere un punto preciso e accettare che il gruppo passerà in pochi secondi. È una delle caratteristiche più affascinanti del ciclismo su strada, ma può anche essere l’inizio di un’esperienza più ampia.
Chi arriva per Il Lombardia può infatti organizzare il viaggio intorno a una salita, a un borgo o a una porzione del percorso. Non è necessario inseguire la gara lungo tutta la sua lunghezza. Spesso è più interessante scegliere un luogo, arrivare con anticipo, osservare il paesaggio e lasciare che il passaggio dei corridori sia soltanto uno dei momenti della giornata.
È una prospettiva particolarmente adatta a chi viaggia lentamente. La corsa diventa così una sorta di filo narrativo che attraversa il territorio, mentre tutto ciò che sta intorno acquista un’importanza propria.
Per questo, nei nostri approfondimenti dedicati ai territori del Lombardia, non cerchiamo soltanto il punto migliore per vedere passare i corridori. Cerchiamo ciò che resta quando la corsa è passata: un sentiero, una montagna, una storia locale, una pietra, un paese, un museo, un paesaggio.
EDIZIONE 2026: DA BERGAMO A COMO SENZA POGAČAR

Il Lombardia 2026 arriva in un’atmosfera diversa da quella che molti avrebbero immaginato soltanto poche settimane fa. Sabato 10 ottobre, la Classica delle Foglie Morte partirà da Bergamo e arriverà a Como, celebrando la sua 120ª edizione. Ma questa volta sulla linea di partenza mancherà il corridore che negli ultimi anni aveva finito per diventare quasi una presenza naturale nella storia della corsa: Tadej Pogačar.
Lo sloveno non potrà difendere il titolo conquistato nelle ultime cinque edizioni. La grave caduta alla Vuelta a España ha interrotto la sua stagione e gli impedirà di tornare al Lombardia per inseguire il sesto successo consecutivo. Con le cinque vittorie ottenute tra il 2021 e il 2025, Pogačar ha raggiunto Fausto Coppi in cima alla classifica dei plurivincitori della corsa. Un altro successo gli avrebbe permesso di superarlo.
La sua assenza cambia inevitabilmente il volto dell’edizione. Negli ultimi cinque anni il Lombardia aveva trovato in Pogačar un dominatore capace di vincere su configurazioni differenti del percorso e di trasformare la classica italiana in una delle pagine più riconoscibili della propria carriera. Nel 2026 quella continuità si interrompe e la corsa torna a cercare un vincitore diverso per la prima volta dal 2020.
A rendere ancora più interessante questo passaggio è un percorso che non concede molto spazio all’attesa: 239 chilometri, nove salite e 4.600 metri di dislivello, dalle Prealpi bergamasche al Lago di Como.
Dalle Prealpi bergamasche verso il lago
La partenza da Bergamo conduce inizialmente verso la Val Seriana. Dopo un breve tratto pianeggiante comincia una prima lunga sequenza di salite che può incidere sulla corsa molto prima del finale.
Si affrontano il Colle dei Pasta, con scollinamento alle Bocche di Gavarno, quindi Selvino, riconoscibile per la lunga successione dei suoi tornanti, il Colle di Berbenno e Valpiana, che conclude questa prima serie di difficoltà.
È una parte del percorso importante soprattutto per accumulo. Nessuna di queste salite deve necessariamente decidere la gara, ma la loro successione comincia a costruire il dislivello e la fatica che accompagneranno i corridori fino a Como.
La corsa attraversa quindi l’Alta Brianza, affrontando il Colle Brianza dal versante di Giovenzana, prima della rapida discesa verso Lecco.
Da qui cambia anche il paesaggio.
Il gruppo raggiunge il ramo orientale del Lago di Como e ne segue la strada fino a Bellagio, dove comincia una delle salite che appartengono alla memoria permanente del Lombardia.
Il Ghisallo prima del finale di Como
Da Bellagio la strada sale verso il Ghisallo, con pendenze che raggiungono il 14%.
Nel 2026 il suo ruolo va letto all’interno di una corsa che ha già attraversato buona parte delle proprie difficoltà, ma che conserva ancora il tratto più selettivo per gli ultimi chilometri.
Dopo lo scollinamento, una discesa veloce conduce verso Maglio e quindi, prevalentemente in leggera discesa, fino a Como.
Il passaggio in città non annuncia però l’arrivo immediato.
Qui comincia un circuito finale di 22 chilometri nel quale il Lombardia 2026 concentra tre passaggi destinati a pesare sulla selezione: un primo San Fermo della Battaglia, Civiglio e infine ancora San Fermo.
Civiglio e il doppio San Fermo
Dopo avere attraversato Como, i corridori affrontano per la prima volta San Fermo della Battaglia, raggiungendo quota 397 metri. Seguono la discesa verso la città e un primo passaggio sulla linea del traguardo.
Circa un chilometro più avanti comincia la salita di Civiglio.
La strada raggiunge quota 614 metri con pendenze praticamente sempre intorno al 10% e presenta un marcato restringimento della carreggiata in prossimità dello scollinamento.
La sua posizione può renderla uno dei passaggi più importanti dell’edizione. Quando il gruppo arriva qui ha già affrontato le salite bergamasche, il Colle Brianza, il Ghisallo e il primo San Fermo. Civiglio aggiunge quindi una pendenza severa a una corsa nella quale la selezione può essere cominciata molto prima.
Dopo la discesa si attraversa nuovamente Como per raggiungere San Fermo della Battaglia una seconda volta.
È l’ultima salita del Lombardia 2026.
Negli ultimi dieci chilometri la strada raggiunge il sottopasso ferroviario di Como e comincia a salire con una pendenza intorno al 7% e una punta del 10%. La carreggiata è stretta, il fondo ruvido e una successione di tornanti accompagna i corridori fino allo scollinamento, posto a circa 5 chilometri dal traguardo.
Da quel momento resta la discesa verso Como. La strada diventa più larga, attraversa due gallerie illuminate e due ampie rotatorie. A 600 metri dall’arrivo rimane un’ultima curva verso sinistra prima del rettilineo conclusivo.
Una corsa senza il suo dominatore
La struttura del percorso rende difficile indicare un solo punto nel quale il Lombardia 2026 dovrà necessariamente decidersi.
Le Prealpi bergamasche possono cominciare a consumare il gruppo molto presto. Il Colle Brianza aggiunge un’altra difficoltà prima dell’ingresso nel paesaggio del lago. Il Ghisallo arriva quando nelle gambe c’è già una lunga successione di salite. Civiglio offre le pendenze più severe del finale, mentre l’ultimo San Fermo lascia soltanto cinque chilometri tra lo scollinamento e il traguardo.
A tutto questo si aggiunge l’assenza di Pogačar.
Negli ultimi cinque anni molte letture della corsa finivano inevitabilmente per ruotare intorno allo stesso interrogativo: dove avrebbe attaccato lo sloveno? Nel 2026 quella domanda scompare. Restano 239 chilometri, 4.600 metri di dislivello e una successione di nove salite, ma cambiano gli equilibri con i quali i corridori dovranno interpretarli.
Bergamo sarà inoltre al centro dell’intero fine settimana. Il 9 ottobre, al Sentierone, verranno presentate ufficialmente le squadre partecipanti; il giorno successivo partirà il Lombardia professionistico e l’11 ottobre sarà la volta della Gran Fondo Il Lombardia Felice Gimondi.
Sarà quindi un Lombardia diverso da quelli delle ultime stagioni. La corsa perde per un anno il corridore che ne aveva dominato la storia recente proprio mentre ritrova nel finale di Como una sequenza particolarmente esigente, con Ghisallo, Civiglio e San Fermo della Battaglia.
E quando il gruppo entrerà per l’ultima volta a Como, il Lombardia avrà una certezza che gli mancava da cinque anni: sul traguardo ci sarà un vincitore diverso da Tadej Pogačar.
COME VIVERE IL LOMBARDIA
Non esiste un solo modo per seguire Il Lombardia.
Si può arrivare in città per la partenza, scegliere una delle salite e attendere il passaggio della corsa, oppure costruire un soggiorno più lungo che permetta di conoscere il territorio prima e dopo la gara.
Per chi arriva da lontano, Bergamo e Como sono entrambe facilmente raggiungibili e possono diventare basi diverse per lo stesso viaggio. La scelta dipende soprattutto da ciò che si vuole conoscere: la città e le montagne bergamasche da una parte, il Lago di Como e il Triangolo Lariano dall’altra.
Chi viaggia in bicicletta può invece trasformare il percorso della corsa in una traccia da esplorare con tempi completamente diversi. Una salita affrontata dai professionisti in pochi minuti può diventare, per un cicloturista, una giornata intera. Ed è proprio questa differenza a rendere interessante il rapporto fra corsa e territorio.
Il Lombardia può quindi essere un appuntamento sportivo, ma anche l’occasione per fermarsi qualche giorno in Lombardia e scoprire ciò che la gara, passando, mostra soltanto per un istante.
I TERRITORI DA SCOPRIRE LUNGO IL LOMBARDIA

Seguire Il Lombardia significa attraversare una parte della regione proprio nella stagione in cui il paesaggio cambia volto. Le foglie assumono i colori dell’autunno, la luce si abbassa, le montagne cominciano a prepararsi all’inverno e i laghi riflettono un cielo che nelle giornate limpide sembra allargare ancora di più l’orizzonte.
Ma dietro le strade percorse dai corridori esiste un territorio molto più ampio, fatto di paesi, vallate, boschi, antichi mestieri e storie che raramente trovano spazio nelle immagini della gara.
È uno degli aspetti più interessanti del Lombardia: la corsa può diventare un punto di partenza per guardare oltre il percorso e scoprire luoghi nei quali il rapporto fra paesaggio e comunità è ancora leggibile. Le salite sono soltanto una delle chiavi attraverso cui entrare in questo territorio. A volte basta seguire una strada secondaria, fermarsi in un paese appoggiato sul fianco della montagna o allontanarsi di pochi chilometri dal tracciato per incontrare una Lombardia meno conosciuta.
Il viaggio può continuare anche oltre la geografia della gara, seguendo il filo delle montagne lombarde. In Valmalenco, per esempio, il rapporto fra uomo e ambiente assume forme differenti da quelle incontrate lungo il Lago di Como o nelle valli bergamasche. A Chiesa in Valmalenco la montagna non è soltanto uno sfondo, ma un elemento che per secoli ha condizionato il modo di vivere, lavorare e muoversi. Il paesaggio, le attività tradizionali e la cultura alpina permettono così di proseguire idealmente il viaggio iniziato seguendo la corsa.
Ma nel 2026 è soprattutto allontanandosi di poco dalle prime strade del Lombardia, nella Val Seriana, che emerge uno dei territori più interessanti da osservare oltre la superficie.
Pradalunga, ai piedi del Monte Misma, racconta infatti una storia che durante il passaggio del gruppo sarebbe quasi impossibile vedere. Per secoli una parte della vita del paese è stata legata alle pietre coti, estratte e lavorate per ottenere strumenti destinati all’affilatura di falci e falcetti. Cave, opifici e lavoro dei cavatori hanno lasciato tracce nel paesaggio e nella memoria della comunità.
È un patrimonio fatto di gesti e lavoro più che di monumenti celebri. Le pietre estratte dal territorio viaggiavano lontano, mentre sulle pendici del Misma rimanevano cave, sentieri e segni di un’attività che ha contribuito a modellare il rapporto tra gli abitanti e la montagna.
Oggi quella memoria è conservata anche nel Museo Laboratorio delle pietre coti, ospitato in un antico opificio, mentre i sentieri del Monte Misma permettono di ritrovare nel paesaggio alcune delle tracce lasciate dalle attività estrattive.
È proprio questo che rende Pradalunga interessante nel racconto del Lombardia. La corsa attraversa la Val Seriana diretta verso le prime salite della giornata, ma basta spostare lo sguardo dal percorso per incontrare una montagna che è stata per generazioni luogo di lavoro prima ancora che spazio da attraversare o da osservare.
Il Lombardia diventa così una porta d’ingresso. Porta verso il Ghisallo e il Lago di Como, ma anche verso territori meno immediatamente riconoscibili, nei quali una cava abbandonata, un sentiero o un vecchio opificio possono raccontare quanto profondamente il lavoro umano abbia modificato e interpretato il paesaggio lombardo.
È attraverso luoghi come questi che la corsa acquista un significato che va oltre la competizione. I corridori cambiano e le strade vengono combinate in modo diverso da un’edizione all’altra, mentre i territori continuano a conservare le proprie storie.
Continuare il viaggio dopo il passaggio del gruppo significa allora concedersi la possibilità di conoscerli con un ritmo diverso, fermandosi dove la corsa non può fermarsi.
Perché una delle ricchezze del Lombardia è proprio questa: una giornata di ciclismo può aprire una geografia molto più grande della gara. Basta seguirne le strade e, qualche volta, avere la curiosità di abbandonarle.
IL LOMBARDIA DOPO IL PASSAGGIO
DELLA CORSA

Bellagio – Lago di Como
Quando l’ultimo corridore è passato, sulle strade rimangono le transenne da smontare, i segni della giornata e soprattutto un paesaggio che non è cambiato.
Le strade che per qualche ora sono state misurate in chilometri, pendenze e distacchi tornano a collegare paesi e vallate. I tornanti smettono di essere punti nei quali aspettare un attacco. Le salite perdono il loro posto nell’altimetria e ritrovano quello che avevano prima della corsa: strade percorse ogni giorno da chi abita questi territori.
È forse questo il modo più interessante di guardare Il Lombardia. Non soltanto come una gara da aspettare e poi archiviare, ma come una lunga linea che attraversa la regione e invita a seguirla anche quando il gruppo non c’è più.
Perché dietro i nomi diventati familiari attraverso il ciclismo esistono luoghi che hanno storie molto più lunghe della corsa. Il Ghisallo non è soltanto una salita. Como non coincide con il rettilineo d’arrivo. Le valli bergamasche non cominciano quando vi entra il gruppo e il lago non termina quando le telecamere si spengono.
Seguire il Lombardia significa allora poter fare anche il percorso contrario: partire dalla gara per allontanarsene.
Basta fermarsi dove il gruppo non può farlo. Entrare nei borghi attraversati in pochi secondi, seguire una strada laterale, raggiungere una chiesa intravista durante la diretta, scoprire perché una montagna ha quella forma o ascoltare le storie di chi per secoli ha lavorato sui suoi versanti. È lì che la geografia della corsa torna a essere semplicemente geografia, fatta di comunità, lavoro, memoria e paesaggio.
Ed è anche lì che una classica può diventare qualcosa di più di un evento sportivo. Può suggerire una direzione, indicare un territorio che non avevamo mai pensato di conoscere, lasciare sulla mappa un nome da cercare quando la strada sarà di nuovo vuota.
Le salite restano. I laghi restano. I borghi restano. Restano i musei, i sentieri, le chiese, le montagne e le storie degli uomini e delle donne che hanno costruito questi paesaggi.
La corsa dura qualche ora. La strada che racconta continua molto più a lungo.
Il Lombardia passa. Il territorio resta.
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