Nata nel 1896 e arrivata fino al ciclismo contemporaneo attraversando cambi di percorso, partenze e perfino denominazioni, la Paris-Tours è una delle classiche più antiche d’Europa. Una corsa d’autunno che dalle lunghe strade verso la Loira entra oggi nei vigneti della Touraine, dove côtes e chemins de vigne hanno cambiato il modo di arrivare a Tours.
Ci sono corse che costruiscono la propria identità tornando ogni anno sugli stessi luoghi e altre che attraversano il tempo trasformandosi. La Paris-Tours appartiene a queste ultime.
Nata alla fine dell’Ottocento, ha modificato partenze, arrivi e perfino direzione. È stata corsa di primavera e poi classica d’autunno, terreno favorevole ai velocisti ma anche occasione per fughe capaci di resistere fino al traguardo. Per molti anni le lunghe strade verso la città sulla Loira hanno lasciato al gruppo il tempo necessario per organizzare l’inseguimento. Nel 2018, però, il percorso è entrato nei vigneti.
I chemins de vigne, le strade agricole non asfaltate della Touraine, hanno trasformato soprattutto il finale. Polvere quando il terreno è asciutto, fango quando piove, carreggiate più strette e brevi côtes hanno reso più difficile controllare la gara e aumentato le possibilità di selezione prima dell’ingresso in città.
Il soprannome che accompagna la Paris-Tours è molto più antico di questa svolta. È la Classique des feuilles mortes, la classica delle foglie morte: dal 1951 occupa la parte finale della stagione, quando il ciclismo attraversa gli ultimi appuntamenti dell’anno e l’autunno ha già cominciato a cambiare il paesaggio.
DAL 1896, UNA CORSA VERSO TOURS

La prima Paris-Tours si disputò nel 1896, quando il ciclismo delle grandi corse su strada stava ancora costruendo le proprie geografie. Quella prima edizione portò i corridori da Parigi a Tours lungo circa 250 chilometri e fu vinta dal francese Eugène Prévost.
La continuità non arrivò subito. Per vedere una seconda edizione fu necessario aspettare il 1901, quando vinse Jean Fischer. Dopo un’altra interruzione, dal 1906 la manifestazione cominciò ad assumere una presenza stabile nel calendario.
Nel suo albo d’oro apparvero presto alcuni dei nomi che stavano costruendo la storia del ciclismo europeo: Lucien Petit-Breton nel 1906, François Faber nel 1909 e 1910, Octave Lapize nel 1911. Negli anni successivi arrivarono Henri Pélissier, Eugène Christophe, Nicolas Frantz e André Leducq.
Anche le guerre modificarono la storia e la geografia della corsa. Durante la Prima guerra mondiale furono disputate due edizioni sul percorso inverso Tours-Paris, vinte da Philippe Thys nel 1917 e Charles Deruyter nel 1918. Nel 1940, durante la Seconda guerra mondiale, la gara non si disputò.
Per buona parte della prima metà del Novecento cambiarono anche le modalità dell’arrivo. Fino al 1949 il traguardo fu collocato nel velodromo di Tours; negli anni successivi vennero sperimentate altre soluzioni.
Un passaggio decisivo arrivò nel 1951, quando Paris-Tours trovò stabilmente posto nella parte conclusiva della stagione. Da allora ottobre sarebbe diventato uno degli elementi più riconoscibili della sua identità.
QUANDO PARIS-TOURS SMETTE DI ESSERE PARIS-TOURS
Neppure il nome che oggi sembra inseparabile dalla corsa è rimasto immutato.
Tra il 1974 e il 1987 gli organizzatori modificarono profondamente la geografia della manifestazione. Nel 1974 il senso di marcia venne invertito, portando il gruppo da Tours verso l’area parigina. Negli anni successivi cambiarono ancora partenza, arrivo e denominazione.
Dal 1979 al 1984 la gara prese il nome di Blois-Chaville, con partenza da Blois e arrivo a Chaville, nell’area parigina. Dal 1985 al 1987 il percorso partì invece da Créteil per raggiungere ancora Chaville.
La corsa si era così allontanata dalla Touraine e il finale si spostava sulle côtes della vallée de Chevreuse, modificando anche le caratteristiche del percorso.
Nel 1988 Paris-Tours recuperò il proprio nome e tornò a orientarsi verso Tours.
Non fu un semplice ritorno al passato. Dopo quasi quindici anni di trasformazioni, la corsa ritrovò la città d’arrivo attorno alla quale aveva costruito gran parte della propria storia e tornò progressivamente a legarsi al territorio che la precede.
Quel rapporto sarebbe diventato ancora più stretto trent’anni dopo. Nel 2018, il percorso avrebbe abbandonato l’asfalto per alcuni tratti e sarebbe entrato direttamente nei vigneti della Touraine, aprendo una nuova fase nella storia della Paris-Tours.
PERCHÉ È LA CLASSICA DELLE FOGLIE MORTE
Il soprannome racconta prima di tutto una posizione nel calendario.
Dal 1951 Paris-Tours si disputa nella parte finale della stagione. Quando arriva ottobre, i corridori hanno già attraversato classiche di primavera, grandi giri, campionati e mesi di competizioni. La condizione con cui affrontano gli ultimi appuntamenti dell’anno può essere molto diversa da quella dei primi mesi della stagione.
Anche il territorio contribuisce a questa identità. Le giornate si accorciano, la luce cambia e nei vigneti della Touraine la vendemmia è ormai alle spalle.
Da quando i chemins de vigne sono entrati nel percorso, anche le condizioni meteorologiche possono modificare le caratteristiche tecniche del finale. Con il terreno asciutto i corridori affrontano polvere e un fondo più duro; dopo la pioggia, le stesse strade agricole possono diventare morbide e fangose. Nel 2024 la corsa mostrò bene questa seconda possibilità, quando i corridori raggiunsero Tours con biciclette e divise coperte dal fango raccolto nei vigneti.
La Paris-Tours non è però l’unica grande corsa europea associata a questo soprannome. Anche il Giro di Lombardia è conosciuto come “Classica delle foglie morte”, un’espressione legata alla sua tradizionale collocazione autunnale. Le due corse condividono la stagione, ma la attraversano in paesaggi molto diversi: la Touraine e le strade tra i vigneti per la Paris-Tours, i laghi e le salite lombarde per il Lombardia.
È un’altra storia di ciclismo e territorio che raccontiamo nel nostro approfondimento dedicato al Giro di Lombardia.
La definizione di Classique des feuilles mortes, la classica delle foglie morte, precede di molti decenni l’introduzione dei chemins de vigne. Oggi, però, quel soprannome racconta anche il paesaggio attraversato dalla Paris-Tours: ottobre, i vigneti e le strade della Touraine sono diventati parte della sua identità.
I CAMPIONI DELLA PARIS-TOURS

La lunga storia della Paris-Tours non ha prodotto un unico dominatore. Il record è di tre vittorie e, dopo l’edizione 2025, appartiene a cinque corridori: Gustave Danneels, Paul Maye, Guido Reybrouck, Erik Zabel e Matteo Trentin.
Danneels vinse nel 1934, 1936 e 1937; Maye nel 1941, 1942 e 1945; Reybrouck nel 1964, 1966 e 1968. Molti anni dopo Erik Zabel raggiunse lo stesso numero di successi, imponendosi nel 1994, 2003 e 2005.
Matteo Trentin ha costruito la propria tripletta nell’arco di dieci anni: primo nel 2015, ancora vincitore nel 2017 e nuovamente davanti a tutti nel 2025, quando ha preceduto Christophe Laporte e Albert Philipsen. L’11 ottobre 2026 tornerà alla Paris-Tours per cercare una quarta vittoria: se riuscisse a conquistarla, diventerebbe il primo corridore nella storia della corsa a superare quota tre successi. La sua presenza è tra quelle annunciate ufficialmente dall’organizzazione per l’edizione 2026.
L’albo d’oro racconta però soprattutto la varietà dei corridori capaci di vincere. Ci sono uomini veloci come Alessandro Petacchi, John Degenkolb, Fernando Gaviria e Arnaud Démare, specialisti delle classiche come Johan Museeuw, Philippe Gilbert, Greg Van Avermaet e Andrei Tchmil, ma anche vittorie costruite anticipando il gruppo.
Una delle più significative arrivò nel 2001. Richard Virenque, conosciuto soprattutto come scalatore, entrò in fuga con Jacky Durand nelle prime fasi della gara. L’azione resistette per gran parte della giornata e, nel finale, Virenque riuscì a staccare il compagno di fuga e a conservare un margine sufficiente per raggiungere Tours davanti agli inseguitori. Alle sue spalle conclusero Óscar Freire ed Erik Zabel.
Quella vittoria racconta un tratto che attraversa epoche diverse della Paris-Tours: anche quando il percorso favorisce gli uomini veloci, arrivare allo sprint non è mai stato inevitabile.
DA CLASSICA DEI VELOCISTI A CORSA DEI CHEMINS DE VIGNE

Per decenni la Paris-Tours è stata associata soprattutto alla velocità.
Il profilo prevalentemente pianeggiante e le lunghe strade verso Tours permettevano alle squadre interessate alla volata di organizzare l’inseguimento. Questo non impediva fughe e attacchi, ma rendeva il controllo del gruppo una componente importante della corsa.
L’etichetta di classica per velocisti non ha mai significato, però, un risultato obbligato. Prima ancora dell’arrivo dello sterrato, Paris-Tours aveva mostrato quanto un attacco nel momento giusto potesse sottrarre la gara al gruppo. Le vittorie consecutive di Philippe Gilbert nel 2008 e 2009 e quella di Greg Van Avermaet nel 2011 appartengono a questa storia.
La trasformazione decisiva arrivò nel 2018, quando gli organizzatori intervennero sul finale per aumentare le possibilità di selezione. La 112ª edizione si disputò su 211 chilometri e negli ultimi 50 furono inseriti 12,5 chilometri di chemins de vigne, insieme a sette côtes.
L’ingresso delle strade non asfaltate avvicinò così la Paris-Tours ad altre classiche nelle quali il fondo stradale contribuisce direttamente alla selezione. Il confronto più immediato è con le Strade Bianche, dove lo sterrato è diventato parte dell’identità stessa della corsa e del paesaggio attraversato. Anche la Parigi-Roubaix mostra quanto l’ingresso in un settore difficile nelle prime posizioni possa diventare determinante. Le somiglianze, però, finiscono qui: i chemins della Paris-Tours sono strade agricole dei vigneti della Touraine, concentrate soprattutto nel finale e legate a un territorio molto diverso tanto dalle colline toscane quanto dal pavé del Nord.
Il cambiamento andava quindi oltre la semplice introduzione dello sterrato. Su una strada asfaltata e regolare un gruppo organizzato può sfruttare velocità, scie e numero dei corridori. Nei chemins la carreggiata si restringe, il fondo diventa irregolare e la posizione all’ingresso del settore acquista maggiore importanza. Una foratura, un rallentamento o un piccolo distacco possono costringere a spendere energie per rientrare appena tornati sull’asfalto.
A questo si aggiungono le brevi côtes, che aumentano progressivamente la selezione. Il finale contemporaneo della Paris-Tours nasce dalla successione delle difficoltà, più che dalla durezza assoluta di ciascuna: sterrato, salita, asfalto e nuovi restringimenti si susseguono lasciando sempre meno spazio per recuperare.
Lo sprint non è scomparso, ma ha smesso di essere l’unica conclusione attorno alla quale costruire la corsa.
I CHEMINS DE VIGNE

Per comprendere la Paris-Tours contemporanea bisogna partire dalla funzione originaria delle strade che attraversa.
I chemins de vigne appartengono al paesaggio agricolo della Touraine. Sono strade utilizzate tra i vigneti che, dal 2018, sono entrate nel percorso agonistico, trasformando un elemento del territorio in una delle caratteristiche tecniche più riconoscibili della corsa.
La loro presenza è diventata una costante, ma numero, lunghezza e posizione cambiano da un’edizione all’altra. Nel 2023 erano dieci, per circa 10 chilometri complessivi; nel 2024 il tracciato proponeva ancora dieci chemins, accompagnati da otto côtes. Nel 2025 i settori scesero a nove, per 10 chilometri complessivi, insieme a nove côtes concentrate nell’ultimo terzo di gara.
Nel 2026 tornano a essere dieci, per 10,5 chilometri complessivi, con il rientro nel percorso del chemin du château de Valmer. È un’ulteriore conferma di come i dati di una singola edizione non possano essere trasformati in caratteristiche permanenti della Paris-Tours.
La costante è piuttosto la loro collocazione nel finale, quando il margine per recuperare un errore diminuisce rapidamente. Entrare davanti nei chemins significa poter leggere meglio il fondo e scegliere la traiettoria; perdere posizioni può invece costringere a inseguire appena tornati sull’asfalto, mentre si avvicina una nuova côte o il settore successivo.
Anche il meteo cambia il modo in cui queste strade vengono affrontate. Con il terreno asciutto aumentano la polvere e la durezza del fondo; dopo la pioggia, la superficie può diventare più morbida e fangosa. Gli stessi chemins possono quindi produrre una corsa diversa da un ottobre all’altro.
LE CÔTES E IL FINALE VERSO TOURS
I chemins de vigne non lavorano da soli. Nel finale sono accompagnati da una successione di brevi côtes, distribuite nello stesso territorio nel quale la corsa entra progressivamente tra i vigneti.
Non esiste una salita che possa essere considerata il simbolo assoluto della Paris-Tours. La difficoltà nasce piuttosto dall’accumulo e dalla distanza tra un ostacolo e quello successivo.
Un chemin può terminare poco prima di una salita; una côte costringe a rilanciare quando il gruppo è già stato allungato. Tornati sull’asfalto, non sempre rimane il tempo necessario per organizzare l’inseguimento prima della difficoltà successiva. È la successione tra sterrato, salite e brevi tratti di recupero a costruire la selezione.
Negli ultimi anni la côte de Rochecorbon ha assunto un ruolo particolare perché si trova molto vicino a Tours. Nel 2025 la sua cima era indicata a 8,7 chilometri dal traguardo; nel percorso 2026 l’ultima côte è ancora quella di Rochecorbon, collocata a 8,8 chilometri dall’arrivo.
Le distanze cambiano da un’edizione all’altra, ma la conferma di Rochecorbon mostra quanto le ultime difficoltà siano ormai concentrate a ridosso della città. Chi supera l’ultima côte nel gruppo di testa deve difendere il vantaggio sulle strade verso Tours; per gli inseguitori rimangono pochi chilometri nei quali organizzarsi e ricucire.
La Paris-Tours contemporanea conserva così spazio per gli uomini veloci, ma li costringe a superare i vigneti nel gruppo giusto prima di poter pensare al traguardo.

AVENUE DE GRAMMONT: IL RETTILINEO DELLA PARIS-TOURS
Per trentasette anni l’arrivo della Paris-Tours è stato legato all’Avenue de Grammont.
Dal 1988 al 2024 il traguardo fu collocato sulla grande arteria urbana davanti all’Hôtel de Ville di Tours. Il lungo rettilineo d’arrivo divenne così parte dell’identità tecnica della corsa: dopo chilometri di attacchi e inseguimenti, entrare in città non significava avere già vinto.
Il tratto urbano concedeva agli inseguitori ancora spazio per organizzarsi e obbligava chi arrivava davanti a continuare a spingere anche quando le difficoltà del percorso erano ormai terminate.
Con l’introduzione dei chemins de vigne nel 2018, questo contrasto diventò ancora più evidente. Nei vigneti la corsa poteva spezzarsi in piccoli gruppi; una volta tornata sull’asfalto, però, rimanevano la città e il lungo rettilineo dell’Avenue de Grammont, dove un vantaggio apparentemente sufficiente poteva ridursi rapidamente.
Su quella strada hanno concluso da vincitori velocisti come Erik Zabel, Alessandro Petacchi, John Degenkolb, Fernando Gaviria e Arnaud Démare, ma anche corridori capaci di anticipare il gruppo. L’Avenue de Grammont lasciava quindi aperte entrambe le possibilità: offriva spazio agli inseguitori per ricucire, ma obbligava anche chi era riuscito ad anticipare a difendere il proprio vantaggio fino agli ultimi metri.
Nel 2025, dopo trentasette edizioni consecutive, la Paris-Tours ha lasciato l’Avenue de Grammont. Il traguardo è rimasto nel centro di Tours, ma il trasferimento sul Boulevard Béranger ha modificato la distanza tra le ultime difficoltà e la linea d’arrivo.
DAL 2025, L’ARRIVO SUL BOULEVARD BÉRANGER
Nel 2025 la Paris-Tours ha spostato il traguardo sul Boulevard Béranger, sempre nel centro di Tours e nei pressi dell’Hôtel de Ville, dopo trentasette edizioni consecutive concluse sull’Avenue de Grammont.
La distanza geografica tra i due punti è ridotta, ma la conseguenza tecnica è significativa. Il nuovo rettilineo misura circa 800 metri e il cambiamento ha eliminato circa due chilometri di attraversamento urbano tra le ultime difficoltà e il traguardo.
Nel 2025 la cima della côte de Rochecorbon si trovava così a 8,7 chilometri dalla linea. Due chilometri in meno significavano meno tempo per organizzare l’inseguimento e un margine leggermente maggiore per chi riusciva a uscire davanti dalla sequenza di chemins e côtes.
La prima edizione conclusa sul Boulevard Béranger non produsse però una vittoria solitaria. Nel finale Paul Lapeira e Thibaud Gruel provarono ad anticipare, ma vennero raggiunti. La corsa si decise tra un gruppo ristretto e Matteo Trentin conquistò la sua terza Paris-Tours, precedendo Christophe Laporte e Albert Philipsen.
Il nuovo arrivo non ha quindi eliminato l’incertezza che caratterizza il finale della corsa, ma ha ridotto lo spazio disponibile tra l’ultima selezione nei vigneti e il traguardo.
La soluzione viene confermata nel 2026. Il Boulevard Béranger entra così nella nuova geografia della Paris-Tours e la relazione con Rochecorbon rimane particolarmente stretta: nell’edizione di quest’anno l’ultima côte è collocata a 8,8 chilometri dall’arrivo.

LA PARIS-TOURS E IL PAESAGGIO DELLA TOURAINE
Per una parte della giornata il paesaggio della Paris-Tours è fatto soprattutto di grandi spazi agricoli.
Intorno a Chartres si apre la Beauce, una delle grandi pianure cerealicole francesi. Strade lunghe e orizzonti aperti accompagnano la corsa verso sud-ovest, in un territorio dove il rilievo incide ancora poco sull’andamento della gara.
Avvicinandosi alla valle della Loira, la geografia cambia. Compaiono i vigneti della Touraine, i pendii diventano più evidenti e il paesaggio comincia a mostrare il rapporto tra agricoltura, fiume e tuffeau, la pietra calcarea chiara che caratterizza molta parte dell’architettura della regione.
Intorno a Vouvray e Rochecorbon le vigne occupano i versanti e le strade agricole penetrano tra i filari. Dal 2018 la Paris-Tours utilizza proprio queste vie come parte del percorso agonistico.
Il vigneto smette così di essere soltanto ciò che appare ai lati della strada. La disposizione dei filari, i chemins e la morfologia delle colline entrano direttamente nella corsa, condizionando traiettorie, posizionamento e possibilità di attacco.
Ma il paesaggio visibile racconta soltanto una parte di questo territorio.
Sotto le vigne esiste un’altra geografia. Il tuffeau è stato scavato per secoli, lasciando nella collina cave, gallerie, cantine e ambienti trogloditici. Dalla strada se ne percepisce poco, eppure quelle cavità raccontano un rapporto tra gli abitanti e la pietra molto più antico della Paris-Tours.
È particolarmente evidente a Rochecorbon, dove la corsa attraversa uno degli ultimi tratti decisivi prima di Tours senza mostrare quasi nulla di ciò che si trova sotto il paesaggio percorso dai corridori.
La Paris-Tours passa sopra le vigne. Per scoprire ciò che esiste sotto, bisogna fermarsi.
LE STORIE CHE LA PARIS-TOURS HA LASCIATO SULLA STRADA
In più di un secolo la Paris-Tours ha attraversato epoche molto diverse del ciclismo e, qualche volta, è diventata anche il terreno sul quale sperimentare soluzioni insolite.
Nel 1965 gli organizzatori tentarono di contrastare la tendenza della corsa a concludersi con grandi volate intervenendo direttamente sulle biciclette: vietarono l’uso del deragliatore e limitarono i corridori a due rapporti, scelti prima della partenza. Per passare dall’uno all’altro era necessario intervenire manualmente sulla trasmissione.
A vincere fu l’olandese Gerben Karstens, che aveva scelto il 53×16 e il 53×15. Percorse i 246,8 chilometri a una media superiore ai 45 km/h, dimostrando quanto fosse difficile modificare il carattere veloce della Paris-Tours anche imponendo una soluzione tecnica così particolare.
Molti anni dopo, gli organizzatori avrebbero cercato una strada diversa. Non più modificando le biciclette, ma intervenendo sul percorso. Con l’introduzione dei chemins de vigne nel 2018, furono il territorio e le sue strade agricole a diventare strumenti capaci di rendere meno controllabile il finale.
Il cambiamento si legge anche nelle immagini della corsa. Per decenni la Paris-Tours ha costruito buona parte della propria reputazione sulle lunghe strade verso Tours e sugli inseguimenti che potevano concludersi sul rettilineo dell’Avenue de Grammont. Nel 2024, dopo una giornata segnata dalla pioggia, i corridori raggiunsero invece la città con biciclette e divise coperte dal fango raccolto nei vigneti.
Tra l’esperimento del 1965 e i chemins contemporanei sono cambiate biciclette, strade e strategie, ma è rimasto lo stesso problema da risolvere: come rendere meno prevedibile una corsa naturalmente favorevole alla velocità.

EDIZIONE 2026: DA CHARTRES A TOURS
La 120ª Paris-Tours si disputa domenica 11 ottobre 2026 su un percorso di 216,2 chilometri da Chartres a Tours.
La prima parte mantiene il carattere più aperto della corsa, attraversando l’Eure-et-Loir e il Loir-et-Cher prima dell’ingresso nell’Indre-et-Loire. Il passaggio da Vendôme arriva dopo 98,6 chilometri; la fisionomia della gara cambia soprattutto negli ultimi 70, quando iniziano le côtes e i chemins de vigne che caratterizzano la Paris-Tours contemporanea.
Nel 2026 sono 10 i chemins de vigne, per 10,5 chilometri complessivi. Torna inoltre nel percorso il settore del château de Valmer, escluso nel 2025 a causa dei lavori a un ponte.
La prima difficoltà classificata è la côte de Cangey, a 68 chilometri dal traguardo. Poco dopo arriva la côte de Limeray e, a 65,2 chilometri da Tours, comincia il primo chemin de vigne. Da quel momento la corsa entra nella parte più selettiva del percorso.
Dieci chemins negli ultimi 65 chilometri
Il primo settore è il chemin de vigne de Limeray, lungo 900 metri. Seguono Pocé-sur-Cisse, Grosse Pierre e il ritorno del chemin du château de Valmer. La corsa prosegue sul chemin de Chançay à Reugny e, dopo la côte de la Vallée du Vau, entra nel settore di Noizay. Negli ultimi trenta chilometri arrivano Les Epinettes, Vernou e Peu Morier.
L’ultimo è il chemin de vigne de Rochecorbon. Il suo ingresso si trova a 12 chilometri dall’arrivo e il settore misura 800 metri. Terminato lo sterrato, rimangono poco più di undici chilometri e soprattutto l’ultima salita della giornata.
La difficoltà della Paris-Tours 2026 nasce ancora una volta dalla successione degli ostacoli. I chemins sono distribuiti negli ultimi 65 chilometri, alternati a brevi salite e tratti asfaltati nei quali il gruppo deve continuamente cercare di ricomporsi.
Nove côtes verso Tours
Alle strade dei vigneti si aggiungono 9 difficoltà classificate.
La sequenza comincia con la côte de Cangey, 1,2 km al 3,4%, e la côte de Limeray, 800 metri al 3,2%. Il settore di Grosse Pierre comprende anche una salita di 680 metri al 7,7%; seguono la côte du Bois de Chançay, 900 metri al 4,2%, e la côte de la Vallée du Vau.
Negli ultimi trenta chilometri il profilo diventa più nervoso. La côte de la Rochère misura soltanto 370 metri ma raggiunge una pendenza media dell’11%; la côte de la Vallée Chartier propone 540 metri al 7,9% e quella di Vouvray 450 metri al 6,5%.
L’ultima è la côte de Rochecorbon: 620 metri al 5,2%, con la sommità collocata a 8,8 chilometri dal traguardo.
È qui che chemins e côtes esauriscono la loro funzione selettiva. Chi supera Rochecorbon nel gruppo di testa ha meno di nove chilometri per raggiungere Tours; chi si trova dietro deve organizzare immediatamente l’inseguimento.
Rochecorbon, l’ultimo passaggio nei vigneti
Nel 2026 Rochecorbon conserva un ruolo centrale nel finale.
Prima arriva l’ultimo chemin de vigne, che comincia a dodici chilometri dalla linea. Poco dopo, la côte de Rochecorbon rappresenta l’ultima salita classificata.
È una sequenza che riassume bene la trasformazione della Paris-Tours iniziata nel 2018. Il paesaggio viticolo della Touraine non accompagna semplicemente il finale: negli ultimi chilometri entra direttamente nella costruzione della corsa.
Dopo Rochecorbon il percorso scende verso la valle della Loira ed entra nel territorio urbano di Tours quando mancano circa 6,6 chilometri al traguardo.
L’arrivo sul Boulevard Béranger
Nel 2026 l’organizzazione conferma il Boulevard Béranger come sede del traguardo, dopo il trasferimento del 2025 dalla storica Avenue de Grammont. La scelta mantiene le ultime difficoltà più vicine alla linea d’arrivo rispetto al vecchio finale: dalla côte de Rochecorbon rimangono infatti soltanto 8,8 chilometri.
La partenza è prevista alle 11.55. Secondo le tre medie elaborate dall’organizzazione, l’arrivo a Tours è stimato tra le 16.46 e le 17.12, con previsione intermedia alle 16.58.
I protagonisti della Paris-Tours 2026
Sono 24 le squadre selezionate e l’elenco degli iscritti mette insieme velocisti, specialisti delle classiche e corridori capaci di attaccare nel finale.
Il riferimento storico è Matteo Trentin. Vincitore nel 2015, 2017 e 2025, è annunciato al via con la possibilità di diventare il primo corridore nella storia della Paris-Tours a conquistare quattro edizioni.
Tra gli uomini più attesi ci sono Jasper Philipsen e Tim Merlier, entrambi ancora alla ricerca della prima vittoria nella classica francese, insieme ad Arnaud De Lie e Søren Wærenskjold. Il percorso offre però possibilità anche a corridori più orientati verso le classiche e gli attacchi nel finale: tra quelli annunciati dall’organizzazione figurano Christophe Laporte, Dorian Godon, Romain Grégoire, Axel Laurance e Jonas Abrahamsen.
La lista comprende anche Mathias Vacek ed Edward Theuns, mentre Trentin è annunciato nella Tudor Pro Cycling Team insieme a Stefan Küng e Luca Mozzato.
Velocisti e uomini da classiche arriveranno quindi agli ultimi 65 chilometri con strategie differenti. Dieci chemins, nove côtes e meno di nove chilometri tra l’ultima salita e Tours stabiliranno quanto spazio resterà per organizzare uno sprint e quanto, invece, potrà essere guadagnato da chi deciderà di anticipare.
SEGUIRE LA PARIS-TOURS SUL TERRITORIO

Vedere la Paris-Tours dal vivo significa scegliere tra esperienze molto diverse.
Nella prima parte prevalgono le strade aperte e i grandi spazi agricoli. Nel finale il pubblico tende invece a concentrarsi intorno alle côtes e agli accessi ai chemins de vigne, dove la velocità diminuisce e la corsa può cambiare nell’arco di pochi minuti.
Sono proprio questi i luoghi che richiedono maggiore attenzione nell’organizzazione della giornata. I chemins sono strade agricole e le modalità di accesso possono cambiare da un’edizione all’altra. Chiusure, parcheggi, limitazioni alla circolazione e indicazioni per gli spettatori devono quindi essere verificati sulla documentazione ufficiale prima di raggiungere il percorso.
Tours offre un’esperienza diversa. Aspettare la corsa nella città d’arrivo significa vedere soltanto gli ultimi chilometri, quando il gruppo ha già attraversato la sequenza decisiva dei vigneti e la selezione è stata in gran parte costruita.
C’è poi un altro modo di seguire la Paris-Tours, quello che permette di utilizzare la corsa come porta d’ingresso nel territorio. Si può scegliere un punto del percorso dal quale veder passare i corridori e dedicare il resto della giornata ai paesi, ai vigneti e ai paesaggi che si trovano intorno alla strada.
In questo modo la corsa dura pochi minuti, ma il territorio attraversato dalla Paris-Tours rimane da scoprire anche dopo il passaggio del gruppo.
I TERRITORI DA SCOPRIRE LUNGO LA PARIS-TOURS

Chartres e la Beauce appartengono alla prima parte del viaggio, quella dei grandi spazi agricoli e degli orizzonti aperti. Procedendo verso sud-ovest, il paesaggio accompagna gradualmente verso la valle della Loira, fino alla Touraine, dove vigneti, piccoli centri e pendii diventano sempre più presenti.
Negli ultimi chilometri la corsa entra nel territorio che oggi identifica maggiormente il suo finale. Vouvray conduce alle vigne e alla cultura del vino; poco più avanti Rochecorbon permette di seguire un’altra traccia, molto meno evidente dalla strada.
Qui il paesaggio continua infatti anche sotto la superficie. Le vigne crescono sopra il tuffeau, mentre nella collina si aprono cave, gallerie, cantine e ambienti trogloditici legati a secoli di estrazione e riuso della pietra.
La Paris-Tours attraversa questi luoghi in pochi minuti. Fermarsi a Rochecorbon permette invece di passare dal paesaggio che la corsa mostra a quello che dalla strada rimane invisibile.
UNA CORSA VERSO TOURS, DA PIÙ DI UN SECOLO

Quando arriva ottobre, gran parte della stagione ciclistica è già alle spalle.
La Paris-Tours occupa questo momento dell’anno dal 1951, ma la sua storia comincia molto prima. Dal 1896 ha cambiato partenze, percorsi, denominazioni e luoghi d’arrivo, attraversando epoche diverse del ciclismo senza interrompere il rapporto con Tours.
Anche quel rapporto si è trasformato. Per trentasette anni il traguardo sull’Avenue de Grammont ha rappresentato una delle immagini più riconoscibili della corsa; dal 2025 l’arrivo sul Boulevard Béranger ha accorciato lo spazio che separa le ultime difficoltà dalla linea.
Oggi il percorso verso Tours cambia progressivamente insieme al paesaggio. Alle grandi distese agricole della prima parte succedono la valle della Loira e i vigneti della Touraine. Poi arrivano le côtes e i chemins de vigne, fino agli ultimi passaggi intorno a Rochecorbon.
È proprio negli ultimi chilometri che la Paris-Tours contemporanea mostra con maggiore evidenza quanto sia cambiata: il territorio non accompagna più soltanto la corsa, ma contribuisce a determinarne il risultato.
Più di un secolo dopo la prima edizione, la Paris-Tours continua così a raggiungere la stessa città seguendo strade diverse da quelle sulle quali ha costruito la propria storia.



