GIRO DELL’EMILIA: LA CLASSICA CHE SI DECIDE SOTTO SAN LUCA

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Ci sono corse che raccontano la geografia di una regione e corse che raccontano la sua identità. Il Giro dell’Emilia appartiene decisamente alla seconda categoria. Non è la corsa più lunga del calendario, né quella con il dislivello più imponente: eppure, da oltre un secolo, riesce a mettere d’accordo il grande pubblico e gli specialisti del ciclismo per un motivo semplice e raro.

Il suo finale non si gioca su un passo alpino isolato, lontano da tutto e tutti, ma nel cuore di Bologna, lungo una salita che i suoi stessi abitanti percorrono ogni giorno a piedi, in bicicletta o in processione. Cinque volte sul Colle della Guardia, cinque volte sotto lo sguardo del Santuario della Madonna di San Luca: pochi altri arrivi al mondo riescono a fondere così bene sport, fede popolare e architettura in un’unica, ripetuta scena finale.

In questa guida al Giro dell’Emilia ripercorriamo la storia della corsa, il percorso e il motivo per cui la salita di San Luca è diventata uno dei muri più temuti e amati del ciclismo italiano. Racconteremo i grandi nomi che ne hanno scritto l’albo d’oro, le storie nascoste lungo il suo finale e il ruolo che questa classica continua a ricoprire nel calendario autunnale internazionale.

Perché capire il Giro dell’Emilia significa anche capire come una corsa nata nel primo Novecento sia riuscita, più di un secolo dopo, a restare profondamente legata al territorio che l’ha resa unica.

UNA STORIA LUNGA PIÙ DI UN SECOLO

Facciata barocca della Basilica di San Luca sul colle della Guardia, Bologna
La cupola e il porticato di San Luca, visti dal piazzale, sul colle che chiude la scalata del Giro dell’Emilia.

Il Giro dell’Emilia nasce il 5 settembre 1909, su un percorso di 340 chilometri, e la prima firma sul suo albo d’oro è quella del lombardo Eberardo Pavesi. Sono gli anni in cui il ciclismo su strada sta conquistando un pubblico sempre più vasto e l’Italia sta costruendo, corsa dopo corsa, la propria tradizione ciclistica.

Il Giro dell’Emilia nasce nello stesso anno del Giro di Lombardia e appena sei anni dopo il Tour de France: due riferimenti temporali che aiutano a capire quanto sia antica la sua storia.

Da allora la corsa ha attraversato più di un secolo di ciclismo, sopravvivendo alle due guerre mondiali, alla trasformazione del professionismo e al passaggio attraverso generazioni molto diverse di corridori.

Il suo percorso è cambiato più volte, così come le città di partenza e il modo stesso di correre, ma un elemento è rimasto riconoscibile nel tempo: il legame con Bologna e con il colle di San Luca. È anche attraverso questa continuità territoriale che una corsa nata all’inizio del Novecento è riuscita a conservare la propria identità mentre il ciclismo intorno a lei cambiava.

Per gran parte della sua storia il Giro dell’Emilia è stato soprattutto una corsa italiana. La prima vittoria di un corridore straniero arrivò nel 1972, quando fu Eddy Merckx a imporsi a Bologna: un nome destinato a entrare nella storia del ciclismo e che testimonia come, nel corso degli anni Settanta, la corsa avesse ormai iniziato ad attirare anche i grandi protagonisti internazionali. Da quel momento l’albo d’oro si è progressivamente aperto a campioni provenienti da tutto il mondo, senza però perdere la forte impronta italiana che ancora oggi lo caratterizza.

Oggi il Giro dell’Emilia appartiene alla UCI ProSeries, nella categoria 1.Pro, e dal 2014 alla prova maschile si affianca il Giro dell’Emilia Internazionale Donne Elite. Entrambe le competizioni fanno capo al GS Emilia, organizzatore della corsa da oltre quarant’anni sotto la guida di Adriano Amici.

È una continuità non soltanto organizzativa: contribuisce a spiegare perché il Giro dell’Emilia abbia potuto cambiare pelle più volte senza perdere quel carattere profondamente legato al territorio che lo accompagna da oltre un secolo.

IL PERCORSO E LA SALITA DI SAN LUCA

Santuario di San Luca sul colle della Guardia visto tra gli ulivi
Il Santuario di San Luca domina il colle, tra ulivi e cipressi – © Paroleingiro 2025

Il Giro dell’Emilia ha una struttura che negli anni è diventata quasi una firma. La corsa attraversa inizialmente la pianura e le prime colline emiliane, costruendo chilometro dopo chilometro quella fatica che, nel finale, si concentra attorno a Bologna. È qui che il carattere della gara cambia: dopo l’ingresso in città, il passaggio da Porta Saragozza e l’Arco del Meloncello segnano l’inizio della parte più riconoscibile del percorso, quella in cui la strada torna a salire e il colle della Guardia diventa il centro della corsa.

La salita di San Luca non impressiona per lunghezza o altitudine. L’ascesa misura circa 2,1 chilometri e presenta una pendenza media del 10,8%, per un dislivello di circa 215 metri tra l’Arco del Meloncello e il santuario. Sono però le sue caratteristiche, più che i numeri assoluti, a renderla così selettiva: la strada sale con continuità e presenta tratti particolarmente ripidi, fino a raggiungere circa il 18% nei pressi della Curva delle Orfanelle.

Il vero elemento distintivo arriva però dalla ripetizione. Nel finale del Giro dell’Emilia la salita viene affrontata cinque volte, e l’ultima coincide con il traguardo. La prima ascesa serve a fare conoscenza con la strada; le successive trasformano quella stessa rampa in un esercizio di resistenza, tattica e memoria. Ogni passaggio lascia qualcosa nelle gambe e restringe progressivamente il gruppo, fino a quando, sull’ultima salita, non conta più soltanto chi ha più forza: conta anche chi è riuscito a conservarne abbastanza.

È questa ripetizione a trasformare una salita relativamente breve in uno dei finali più riconoscibili del ciclismo italiano. San Luca non è soltanto l’ultima asperità del percorso: è una salita che i corridori imparano a conoscere durante la corsa stessa, mentre il pubblico vede cambiare, passaggio dopo passaggio, i rapporti di forza tra i favoriti.

E poi c’è il paesaggio. La strada verso il santuario corre accanto al portico di San Luca, che accompagna la salita con una successione ininterrotta di arcate fino al colle della Guardia. Per qualche chilometro la dimensione della corsa cambia completamente: non ci sono soltanto la strada, le transenne e il pubblico, ma un’opera architettonica e religiosa che fa da quinta alla gara. È difficile trovare, nel ciclismo professionistico, un finale in cui una salita decisiva sia così profondamente incorporata nella storia e nell’architettura della città.

Ed è proprio questo che rende San Luca diverso da un semplice muro da gara. Qui il ciclismo non arriva in un luogo: entra in un luogo che esiste da secoli e ne diventa, per un giorno, parte della storia.

UNA CORSA CHE CAMBIA PUNTO DI PARTENZA, MA NON IDENTITÀ

Le Due Torri di Bologna, Garisenda e Asinelli, viste dal basso
Garisenda e Asinelli si stagliano contro il cielo, simbolo di Bologna

C’è un dettaglio che distingue il Giro dell’Emilia da molte altre classiche del calendario: la sua partenza non è legata per sempre a una sola città. Nel corso degli anni il via è stato spostato più volte, portando la corsa a raccontare territori diversi dell’Emilia-Romagna prima di ricondurla ogni volta verso lo stesso luogo: Bologna e il colle di San Luca.

Negli ultimi anni la partenza ha toccato Casalecchio di Reno, Vignola, Carpi e Mirandola, fino ad arrivare nel 2026 a Ferrara, che torna a ospitare il via della corsa dopo 27 anni. Ogni cambiamento modifica inevitabilmente la prima parte del percorso: cambiano le strade, i paesi attraversati e il paesaggio con cui la gara entra nella sua giornata, mentre il finale bolognese conserva il proprio ruolo di punto d’arrivo e di riconoscimento.

È una caratteristica che permette al Giro dell’Emilia di rinnovarsi senza perdere il filo della propria storia. La partenza può cambiare, San Luca no. E proprio questa combinazione tra movimento e continuità contribuisce a costruire l’identità della corsa: ogni edizione può raccontare una porzione diversa dell’Emilia-Romagna, ma il suo racconto torna sempre a chiudersi sotto il santuario della Madonna di San Luca.

Nel 2026 sarà Ferrara ad aprire questa storia, con il Castello Estense come sfondo alla partenza del 3 ottobre. Dalla città delle mura e dell’architettura rinascimentale la corsa attraverserà la pianura prima di avvicinarsi alle colline bolognesi, seguendo ancora una volta quella traiettoria ideale che, qualunque sia il punto di partenza, conduce verso San Luca.

SETTE STORIE PER GUARDARE SAN LUCA CON OCCHI DIVERSI

Piazza Maggiore a Bologna illuminata di notte sotto la pioggia
Piazza Maggiore riflette le luci notturne sul selciato bagnato dalla pioggia

Il Giro dell’Emilia si può raccontare attraverso le vittorie, i chilometri e le pendenze. Ma per capire davvero perché il finale di Bologna sia diventato uno dei più riconoscibili del ciclismo italiano bisogna guardare anche a ciò che sta intorno alla strada.

San Luca è infatti molto più di una salita. È un portico che sale verso un santuario, una leggenda popolare, una curva dal nome insolito, un luogo diventato negli anni teatro del tifo e una strada sulla quale hanno lasciato il proprio segno alcuni dei più grandi corridori della storia. Sono storie diverse tra loro, ma tutte contribuiscono a spiegare perché, quando il gruppo arriva a Bologna, il Giro dell’Emilia non stia semplicemente affrontando l’ultima salita della giornata: stia entrando in un luogo dalla forte identità.

Il portico che accompagna la corsa fino al santuario

Per quasi quattro chilometri la strada verso il colle della Guardia corre accanto al portico di San Luca, uno dei simboli più riconoscibili di Bologna. Con i suoi 3.796 metri, il portico accompagna la salita dall’Arco del Meloncello fino al santuario, creando una scenografia che difficilmente può essere confusa con quella di un’altra corsa.

Dal 2021 il portico di San Luca fa parte del sito dei Portici di Bologna, iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Ma durante il Giro dell’Emilia quella stessa architettura assume un’altra funzione: diventa la quinta di una sfida sportiva che si ripete cinque volte nello spazio di poche ore.

È una sovrapposizione singolare. Da una parte c’è una strada costruita per accompagnare i pellegrini verso un luogo sacro; dall’altra, gli stessi archi fanno da sfondo a una delle salite più selettive del ciclismo italiano. La corsa passa attraverso un paesaggio urbano che non è stato costruito per lo sport, e proprio per questo il suo finale ha un carattere così particolare.

Le 666 arcate e il serpente

Il portico è tradizionalmente associato al numero di 666 arcate, un dato che ha alimentato una delle leggende più conosciute legate alla salita di San Luca. Secondo la tradizione popolare, il portico rappresenterebbe simbolicamente il corpo di un serpente, animale associato al male, sconfitto dalla Madonna venerata nel santuario.

Al di là della lettura religiosa o simbolica della leggenda, è proprio questo intreccio tra architettura e devozione a rendere particolare la strada che i corridori percorrono durante il Giro dell’Emilia. Quelle arcate non sono soltanto una cornice scenografica: raccontano una storia molto più antica della corsa e appartengono alla memoria collettiva della città.

Ogni passaggio del gruppo aggiunge così una dimensione inattesa alla gara: i corridori affrontano una salita sportiva che, per chi vive Bologna, è anche un percorso della tradizione cittadina.

Portico di San Luca a Bologna, i 666 archi verso il Santuario
I 666 archi del portico di San Luca, la salita più iconica del Giro dell’Emilia.

Perché si chiama Curva delle Orfanelle

Tra i punti più conosciuti della salita c’è la Curva delle Orfanelle, uno dei tratti in cui la strada diventa più severa. Il nome non nasce dalla forma del tornante né da una particolare caratteristica del percorso: è legato alla presenza, in passato, di un istituto destinato alle bambine orfane.

È una piccola storia di microtoponomastica urbana, quasi nascosta dietro uno dei punti più spettacolari della corsa. Durante la gara il nome viene pronunciato soprattutto per indicare uno dei passaggi più duri della salita; fuori dalla competizione, invece, racconta un frammento della storia sociale di Bologna.

Anche per questo San Luca merita di essere osservato oltre la cronaca sportiva. Dietro un nome che per gli appassionati identifica una rampa decisiva c’è la memoria di un luogo e delle persone che lo hanno abitato.

Il muro dove il ciclismo lascia le sue firme

Negli anni la Curva delle Orfanelle è diventata anche uno dei punti più riconoscibili per il pubblico. Le scritte sull’asfalto dedicate ai campioni hanno trasformato alcuni tratti della salita in una sorta di archivio spontaneo della passione ciclistica: nomi che cambiano con le generazioni, mentre altri rimangono impressi nella memoria degli appassionati.

È un fenomeno che avvicina San Luca, per atmosfera, alle grandi salite delle corse internazionali. Ma con una differenza sostanziale: qui il muro non è immerso in un paesaggio alpino remoto. È a pochi minuti dal centro di Bologna, raggiungibile a piedi attraverso una delle architetture più celebri della città.

La dimensione sportiva e quella urbana finiscono così per sovrapporsi. Il pubblico non arriva soltanto a vedere una corsa: raggiunge un luogo che appartiene già alla vita quotidiana della città e, per il giorno della gara, lo trasforma in un teatro del ciclismo.

Fausto Coppi e Gino Bartali circondati dai tifosi nel 1940
Coppi e Bartali, 1940: la rivalità che ha reso immortale il ciclismo italiano.

Girardengo e un record che resiste da un secolo

Il nome di Costante Girardengo occupa un posto speciale nella storia del Giro dell’Emilia. Il campionissimo piemontese vinse la corsa cinque volte, nel 1918, 1919, 1921, 1922 e 1925, un record che ancora oggi nessuno è riuscito a superare.

L’ultima di quelle vittorie risale al 1925. Nel 2025 è quindi passato un secolo esatto da quell’ultimo successo, offrendo un’occasione particolare per tornare a guardare a una delle figure che hanno contribuito a costruire la storia del ciclismo italiano.

Il dato più curioso non è soltanto il numero delle vittorie, ma la distanza temporale che separa Girardengo dal ciclismo contemporaneo. Il Giro dell’Emilia ha cambiato biciclette, percorsi, organizzazione e protagonisti, ma il suo record più antico continua a resistere.

Quando vinse Eddy Merckx

Per molti decenni il Giro dell’Emilia ebbe un albo d’oro quasi esclusivamente italiano. Nel 1972 arrivò però una firma destinata a cambiare il significato internazionale della corsa: Eddy Merckx, uno dei più grandi corridori della storia, fu il primo straniero a vincere l’Emilia.

Il suo successo racconta un passaggio importante nella storia della corsa. Il Giro dell’Emilia, nato come grande appuntamento del ciclismo italiano, era ormai diventato una competizione capace di attirare anche i protagonisti del panorama internazionale. Negli anni successivi l’albo d’oro avrebbe accolto con sempre maggiore frequenza campioni stranieri, fino ad arrivare alla dimensione internazionale che conosciamo oggi.

La vittoria di Merckx è quindi più di un nome nell’albo d’oro: è una piccola fotografia del momento in cui il Giro dell’Emilia comincia ad allargare il proprio orizzonte oltre i confini italiani.

Il piccolo giallo della vittoria di Coppi

Anche Fausto Coppi appartiene alla storia del Giro dell’Emilia, ma il suo rapporto con la corsa porta con sé una curiosa questione statistica. Il Campionissimo compare infatti nelle ricostruzioni dell’albo d’oro con tre successi, mentre alcune fonti ufficiali e statistiche ne conteggiano soltanto due, considerando non ufficiale la vittoria del 1948.

La questione nasce dalle diverse modalità con cui sono state ricostruite nel tempo le edizioni storiche della corsa e non cambia il peso di Coppi nella sua storia. Ma rappresenta un piccolo esempio di quanto possa essere complesso ricostruire un albo d’oro lungo più di un secolo.

Anche le statistiche, a volte, hanno una storia da raccontare.

ALBO D’ORO E I GRANDI NOMI DELLA CORSA

Ritratto storico di Costante Girardengo, ciclista della squadra Maino
Costante Girardengo, l’Omino di Novi Ligure: una delle leggende che hanno scritto la storia del ciclismo italiano

Scorrere l’albo d’oro del Giro dell’Emilia significa attraversare più di un secolo di ciclismo e osservare, quasi come attraverso una lente, come sia cambiata la corsa. Dai grandi campioni italiani della prima metà del Novecento ai protagonisti del ciclismo internazionale contemporaneo, i nomi che hanno vinto a Bologna raccontano l’evoluzione di una classica rimasta profondamente legata al proprio territorio.

Il primato appartiene ancora a Costante Girardengo, con cinque vittorie ottenute tra il 1918 e il 1925. È un record che resiste da un secolo e che nessuno è riuscito ad avvicinare. Dietro di lui compaiono alcuni dei nomi più importanti della storia del ciclismo italiano, da Gianni Motta a Davide Cassani, fino a Fausto Coppi, la cui posizione nell’albo d’oro è legata alla particolare questione della vittoria del 1948 già raccontata in precedenza.

Per decenni la corsa rimase soprattutto terreno di conquista dei corridori italiani. Poi l’albo d’oro cominciò ad aprirsi con maggiore continuità ai grandi protagonisti internazionali, fino ad arrivare alla generazione contemporanea, nella quale il Giro dell’Emilia è diventato un appuntamento capace di attirare alcuni dei nomi più importanti del gruppo.

Tra le vittorie più significative degli ultimi decenni figurano quelle di Diego Ulissi, Davide Rebellin, Giovanni Visconti e Alessandro De Marchi, corridori molto diversi tra loro ma accomunati dalla capacità di interpretare una corsa selettiva e imprevedibile. Accanto a loro sono arrivati campioni stranieri come Eddy Merckx e, in epoca più recente, Primož Roglič e Tadej Pogačar, contribuendo a trasformare progressivamente l’Emilia da grande classica italiana a gara di riferimento anche per il ciclismo internazionale.

È proprio questa continuità tra passato e presente a rendere particolare il suo albo d’oro. I nomi cambiano, la dimensione della corsa cresce, ma il punto in cui si decide tutto resta lo stesso: San Luca.

 

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IL GIRO DELL’EMILIA DONNE ELITE

Dal 2014 il Giro dell’Emilia ha anche una prova femminile, il Giro dell’Emilia Internazionale Donne Elite. Nata per affiancare la storica competizione maschile, è diventata negli anni una presenza stabile nel calendario di fine stagione e condivide con la prova principale la sede di partenza e il grande punto di arrivo: Bologna e il colle di San Luca.

Anche per le donne, infatti, il racconto della corsa conduce verso il santuario. Il percorso è più breve rispetto a quello maschile e presenta una prima parte generalmente meno selettiva, prima di entrare nel territorio collinare bolognese e affrontare il finale che porta alla salita di San Luca. Qui si concentra la parte più caratteristica della gara: due passaggi sulla salita, con l’ultima ascesa che conduce direttamente al traguardo.

La differenza nel numero delle ripetizioni modifica naturalmente la tattica e la distribuzione della fatica, ma non cambia l’identità del finale. Anche nella prova femminile San Luca rappresenta il momento in cui la corsa si restringe, le distanze tra le atlete aumentano e la gara trova il proprio punto di verità sotto il santuario.

Il Giro dell’Emilia Donne Elite ha inoltre contribuito ad ampliare il significato della giornata di gara: due competizioni diverse, con caratteristiche proprie, ma unite dallo stesso territorio e dalla stessa scenografia finale. Un doppio racconto che porta il ciclismo femminile e quello maschile sullo stesso colle, davanti allo stesso santuario.

PERCHÉ IL GIRO DELL’EMILIA CONTA NEL CALENDARIO

Facciata del Santuario di San Luca a Bologna con visitatori sulla scalinata
L’arrivo al Santuario di San Luca, meta di pellegrini, turisti e ciclisti – © Paroleingiro 2025

Il Giro dell’Emilia arriva nel momento dell’anno in cui il ciclismo su strada comincia a cambiare ritmo. Si corre tradizionalmente all’inizio di ottobre, dopo i Campionati del Mondo e dentro quella breve stagione delle classiche italiane che conduce verso il Giro di Lombardia, ultimo Monumento dell’anno.

È una collocazione che contribuisce al fascino della corsa. A San Luca arrivano corridori con obiettivi diversi: per alcuni il Mondiale è appena alle spalle, per altri la stagione si avvia verso gli ultimi appuntamenti importanti, per altri ancora l’Emilia rappresenta una delle occasioni migliori per misurare la propria condizione prima del Lombardia.

Il percorso si presta particolarmente bene a questo momento della stagione. Non ha le distanze estreme di un grande giro né la durata delle corse più lunghe, ma concentra nel finale una successione di salite brevi e impegnative che lascia poco spazio alla gestione. Le cinque ascese a San Luca trasformano la condizione fisica in una questione tattica: le squadre devono decidere quando controllare, quando accelerare e soprattutto quando lasciare che la corsa si selezioni da sola.

È anche per questo che l’Emilia è diventato negli anni un appuntamento osservato con attenzione dagli appassionati. I nomi dei favoriti raccontano spesso ciò che sta accadendo nel gruppo dei grandi, mentre la corsa permette di capire quali corridori arrivano all’ultima parte della stagione con la condizione migliore.

Il suo valore, però, non dipende soltanto da ciò che anticipa. Il Giro dell’Emilia ha ormai conquistato una propria identità nel calendario: una classica autunnale breve, selettiva e profondamente legata a un luogo, capace di trasformare una salita urbana di poco più di due chilometri in uno degli appuntamenti più riconoscibili del ciclismo italiano.

E quando, pochi giorni dopo, il calendario si sposta verso le strade lombarde, il filo del racconto non si interrompe. Cambiano il territorio, le distanze e le salite, ma resta la stessa domanda: chi è arrivato all’autunno con abbastanza gambe per vincere una grande classica?

VERSO IL GRAN FINALE: IL LEGAME CON IL GIRO DI LOMBARDIA

Via porticata nel centro storico di Bologna con palazzi rinascimentali
Una via porticata di Bologna, tra i palazzi che raccontano secoli di storia

Nel calendario delle classiche autunnali, il Giro dell’Emilia occupa una posizione particolare: arriva quando la stagione dei grandi appuntamenti su strada sta entrando nella sua fase conclusiva e apre la strada verso il Giro di Lombardia, l’ultimo delle cinque Classiche Monumento.

Non sono la stessa corsa e non raccontano lo stesso paesaggio. Bologna e le colline emiliane lasciano progressivamente spazio alle strade lombarde, ai laghi e alle grandi salite del Nord Italia. Eppure tra le due competizioni esiste un filo evidente: entrambe appartengono a quel ciclismo d’autunno nel quale la condizione dei corridori conta quanto la capacità di leggere una corsa che si fa sempre più selettiva.

Per molti protagonisti, l’Emilia rappresenta anche un’occasione per verificare la propria condizione in vista degli appuntamenti successivi. La selezione di San Luca, con le sue cinque ripetizioni, può offrire indicazioni preziose su chi arriva alla parte finale della stagione con le gambe migliori. Ma il Giro dell’Emilia non è semplicemente una prova generale: ha ormai conquistato un peso e un’identità propri.

Il collegamento con il Lombardia diventa quindi soprattutto un filo narrativo. La corsa parte da un punto diverso dell’Emilia-Romagna, attraversa la pianura e le colline e alla fine torna sempre allo stesso luogo: San Luca. Pochi giorni dopo, il racconto si sposta più a nord e cambia completamente scenario.

Per chi vuole seguire questo passaggio attraverso le grandi classiche italiane, il nostro approfondimento dedicato al Giro di Lombardia prosegue il viaggio tra storia, territorio e salite leggendarie, prendendo il testimone proprio là dove l’Emilia comincia a lasciare spazio al gran finale della stagione.

IL GIRO DELL’EMILIA 2026: DA FERRARA A SAN LUCA

Veduta di Ferrara dal Castello Estense, città di partenza del Giro dell'Emilia
Ferrara vista dall’alto: la nuova partenza del Giro dell’Emilia

Ogni edizione del Giro dell’Emilia cambia qualcosa nel racconto della corsa. Nel 2026 cambia ancora una volta il punto da cui quella storia comincia: sabato 3 ottobre il gruppo partirà da Ferrara, tornando nella città estense dopo 27 anni.

La partenza sarà a Largo Castello, accanto al Castello Estense, e porterà inizialmente la corsa dentro il tessuto urbano di Ferrara. È un avvio che permette al Giro dell’Emilia di mostrare subito una delle proprie caratteristiche: prima ancora di diventare una gara sulle salite, è una corsa che attraversa città e territori.

Lasciata Ferrara, il percorso entrerà nella pianura emiliana e si dirigerà verso Bologna. È qui che il paesaggio comincerà progressivamente a cambiare, fino all’ingresso nelle colline bolognesi e alla parte più selettiva della giornata.

Il percorso di questa edizione

Il tracciato 2026 si sviluppa attorno ai 200 chilometri e conserva la struttura ormai riconoscibile della corsa: una lunga prima parte di avvicinamento e un finale sempre più concentrato sulle colline bolognesi.

Dopo la pianura, il percorso raggiunge le prime salite e affronta una serie di difficoltà che contribuiscono a ridurre progressivamente il gruppo. Tra queste figurano San Lorenzo in Collina, Mongardino e Monzuno, prima dell’avvicinamento alla città e al circuito conclusivo.

Il momento decisivo arriva con l’ingresso a Bologna. Attraversata la zona di Porta Saragozza e raggiunto l’Arco del Meloncello, la corsa entra nel proprio paesaggio più riconoscibile: la salita verso il santuario della Madonna di San Luca viene affrontata cinque volte, con l’ultima ascesa che conduce direttamente al traguardo.

È qui che i quasi 200 chilometri della giornata cambiano completamente significato. La corsa che era partita tra le strade di Ferrara si restringe progressivamente fino a una salita di poco più di due chilometri, ripetuta ancora una volta davanti al portico e al santuario che ne hanno costruito la fama.

Al momento della pubblicazione di questa guida, il dettaglio definitivo delle salite, dei traguardi volanti e degli orari di passaggio è atteso con la presentazione ufficiale della corsa, prevista a Ferrara il 22 settembre 2026. Il percorso potrà quindi essere aggiornato in questa sezione con i dati ufficiali dell’organizzazione, mantenendo invariata la struttura narrativa della guida.

Anche la prova femminile partirà da Largo Castello, per la prima volta nella storia del Giro dell’Emilia Donne Elite, su un percorso di circa 120 chilometri. Sarà un’altra variazione sullo stesso tema: due corse diverse, una stessa giornata e un medesimo orizzonte finale, quello di San Luca.

Nel 2026, dunque, il racconto comincia a Ferrara ma, come sempre, trova la propria conclusione a Bologna, sotto lo sguardo del santuario.

COME SEGUIRE IL GIRO DELL’EMILIA

Il Giro dell’Emilia è una corsa di un giorno e, proprio per questo, ha una dinamica televisiva diversa rispetto ai grandi giri a tappe. La prima parte accompagna il gruppo attraverso il territorio emiliano, mentre l’attenzione cresce progressivamente con l’avvicinarsi delle colline bolognesi e raggiunge il suo punto massimo nel circuito conclusivo di San Luca.

Per chi guarda la corsa per la prima volta, è soprattutto il finale a raccontarne la natura. Le ripetute ascese verso il santuario permettono di seguire la trasformazione della gara passaggio dopo passaggio: il gruppo si assottiglia, le squadre prendono posizione e gli uomini più attesi iniziano a giocarsi la vittoria.

La diretta televisiva e streaming, insieme alle cronache testuali dei principali siti specializzati, consente quindi di seguire l’intera giornata oppure di concentrarsi sulle fasi decisive, quando il Giro dell’Emilia entra nel paesaggio che lo ha reso famoso.

Dove vedere la corsa dal vivo

Vista panoramica sulle colline bolognesi da un punto di osservazione
Le colline si stendono a perdita d’occhio, in una delle tante viste che accompagnano la salita verso San Luca – © Paroleingiro 2025

Vivere il Giro dell’Emilia lungo la strada significa scegliere tra due modi molto diversi di assistere alla corsa.

Le salite dell’Appennino bolognese, tra San Lorenzo in Collina, Mongardino e Monzuno, permettono di incontrare la gara prima che raggiunga il suo momento più spettacolare. Sono punti interessanti per chi vuole abbinare il passaggio dei corridori alla scoperta del paesaggio collinare, lontano dalla concentrazione di pubblico che accompagna San Luca.

Tra i luoghi attraversati dalla corsa merita una particolare attenzione la Val di Zena, che accompagna il gruppo nella fase di avvicinamento a Bologna. È uno dei paesaggi che permettono di leggere il Giro dell’Emilia non soltanto come una competizione, ma come una corsa capace di attraversare territori diversi nel corso della stessa giornata.

La valle merita però un racconto autonomo, perché la strada della corsa è soltanto uno dei modi per scoprirla. Per questo abbiamo scelto di dedicarle un approfondimento specifico, nel quale ripercorrere la Val di Zena significa andare oltre il passaggio del Giro dell’Emilia e conoscere il territorio che la corsa attraversa.

Il luogo più iconico resta naturalmente San Luca. Qui il pubblico si concentra lungo la salita e soprattutto nei punti più impegnativi, trasformando gli ultimi passaggi in un vero rito collettivo. Per chi vuole assistere alla gara dal vivo, arrivare con largo anticipo è la scelta più prudente: durante la corsa la viabilità viene modificata e alcune strade vengono chiuse al traffico.

Il consiglio, in questo caso, è semplice: raggiungere San Luca a piedi o con la bicicletta e vivere la salita come parte dello spettacolo, lasciando l’auto lontano dal circuito finale.

PERCHÉ SEGUIRE IL GIRO DELL’EMILIA

Ci sono corse che si ricordano per la distanza, altre per una salita, altre ancora per i campioni che hanno saputo vincerle. Il Giro dell’Emilia si ricorda per l’insieme di tutte queste cose, ma soprattutto per il modo in cui riesce a farle entrare nello stesso paesaggio.

La sua forza non sta soltanto nella durezza di San Luca, né nelle cinque volte in cui i corridori sono costretti a misurarsi con la stessa salita. Sta nella progressione con cui la corsa cambia volto: parte da una città, attraversa la pianura, raggiunge le colline e infine entra a Bologna, restringendo lentamente il proprio orizzonte fino a quel colle che ormai ne rappresenta l’immagine più riconoscibile.

È questa continuità tra strada e territorio a rendere il Giro dell’Emilia qualcosa di più di una classica di fine stagione. La corsa attraversa un pezzo di Emilia-Romagna e, arrivando a San Luca, sembra quasi raccoglierne tutti i fili: la città, la collina, la devozione popolare, l’architettura e il ciclismo si ritrovano nello stesso punto.

Per chi ama le classiche, è una corsa capace di offrire una delle forme più immediate di spettacolo: una salita breve, ripetuta fino a trasformarsi in una prova di resistenza e di nervi, un gruppo che si assottiglia progressivamente e un finale nel quale ogni metro può cambiare la storia della gara.

Ma forse è proprio questo il motivo per cui vale la pena seguirla anche oltre il risultato. Il Giro dell’Emilia non attraversa semplicemente un territorio: lo racconta. E ogni anno, quando l’ultima salita verso San Luca decide la corsa, quella storia torna a compiersi nello stesso luogo, ma mai esattamente nello stesso modo.

 

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FAQ: DOMANDE FREQUENTI SUL GIRO DELL’EMILIA

Quanti chilometri è il Giro dell’Emilia?

La distanza cambia leggermente a seconda dell’edizione e della sede di partenza, ma la prova maschile si sviluppa generalmente attorno ai 200 chilometri, con variazioni legate al disegno del percorso. La prova femminile è invece più breve, solitamente intorno ai 120-130 chilometri.

Quante volte si sale a San Luca?

Nella prova maschile la salita di San Luca viene affrontata cinque volte, con l’arrivo posto in cima all’ultima ascesa. Nella prova femminile le ascese sono invece due, con il secondo passaggio che coincide con il traguardo.

Quanto è dura la salita di San Luca?

La salita misura circa 2,1 chilometri, con una pendenza media attorno al 10% e punte che arrivano al 18% nei tratti più impegnativi. La sua difficoltà aumenta soprattutto per la ripetizione: nel Giro dell’Emilia i corridori devono affrontarla cinque volte prima di giocarsi la vittoria sull’ultima ascesa.

Perché la Curva delle Orfanelle è così temuta?

È uno dei punti più duri della salita di San Luca, con pendenze che raggiungono circa il 18%. Il nome deriva dall’antica presenza di un istituto per ragazze orfane nella zona. Oggi è uno dei punti più spettacolari della corsa, anche per la presenza del pubblico e delle scritte dedicate ai corridori.

Chi ha vinto più edizioni del Giro dell’Emilia?

Il record appartiene a Costante Girardengo, vincitore per cinque volte: 1918, 1919, 1921, 1922 e 1925. Tra i corridori con tre successi figurano Gianni Motta, Davide Cassani, Fausto Coppi e Primož Roglič, considerando le specifiche ufficiali dell’albo d’oro per le vittorie storiche.

Quando si corre il Giro dell’Emilia 2026?

Il Giro dell’Emilia 2026 è in programma sabato 3 ottobre 2026, con partenza da Ferrara e arrivo a San Luca, a Bologna. Sarà la prima partenza da Ferrara dopo 27 anni.

Dove si vede il Giro dell’Emilia in TV e streaming?

La corsa viene normalmente trasmessa in diretta televisiva e streaming dalle emittenti che detengono i diritti della competizione. Gli aggiornamenti in tempo reale sono inoltre disponibili sui principali siti specializzati di ciclismo. Per l’edizione 2026 sarà opportuno verificare poco prima della gara emittente, piattaforma streaming e orario della diretta, perché questi dati possono cambiare di stagione in stagione.

 

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